Questo sito web utilizza cookie tecnici e analitici, utilizzando misure a NON identificare l'utente e per fornire una migliore esperienza di navigazione. Continuando a utilizzare questo sito web senza modificare le impostazioni dei cookie, o cliccando su "Chiudi", permetti il loro utilizzo. Per maggiori informazioni, leggere l'Informativa sulla Privacy.

Chiudi

Si scrive “Fake News”
ma si legge censura

Pubblicato il libro di Enrica Perucchietti sulla manipolazione dell’opinione
pubblica e su come il potere controlla i media e fabbrica l’informazione

di Rino Di Stefano

(RinoDiStefano.com, Lunedì 9 Luglio 2018)

Copertina del libro “FAKE NEWS – Dalla manipolazione dell’opinione pubblica alla post-verità: come il potere controlla i media e fabbrica l’informazione per ottenere il consenso” di Enrica PerucchiettiA sentire ciò che dicono certi parlamentari della finta sinistra italiana, e cioè coloro che per anni hanno razzolato nelle stanze del potere con governi che nessuno aveva eletto, la nostra società sarebbe vittima di una incredibile quantità di fake news, cioè di notizie fasulle. Perché lo dicano in inglese e non in italiano, non viene spiegato. Forse l’inglesismo, che si coniuga con le strategie recessive e devastanti che i grandi gruppi della finanza esercitano sui Paesi europei, suona meglio. O forse, meno la gente capisce chiaramente di che cosa si sta parlando e meglio è per questi finanzieri transnazionali e senza scrupoli. Tanto è vero che i grandi giornali del panorama mediatico nazionale, che sono da loro posseduti, continuano imperterriti a cercare di convincere quei pochi lettori sopravvissuti che il pericolo delle fake news, soprattutto attraverso la rete Internet, è rilevante e reale. Quasi tutti i grandi giornali, infatti, dopo aver scritto per decenni ogni genere di bugie, oggi sono ridotti al lumicino. Tanto che un numero impressionante di edicole, giorno dopo giorno, chiude i battenti rendendo problematico persino l’acquisto di un quotidiano. Del resto i numeri ci confermano che negli ultimi cinque anni il giro d’affari dell’editoria è sceso del 30%, da 5 a 3,7 miliardi di euro, e nello stesso periodo la diffusione cartacea è scesa del 33%.
Nonostante questa debacle del giornalismo mainstream, come vengono definite con un ulteriore inglesismo le maggiori testate nazionali, il sistema portato avanti è sempre lo stesso: invece di informare i lettori su ciò che accade realmente nella società, la maggior parte dei giornali preferisce una linea di propaganda per difendere interessi particolari di cui ormai i lettori hanno imparato ad accorgersi. Ed è proprio per fotografare questo stato di cose, che Enrica Perucchietti, scrittrice e giornalista, ha scritto il suo libro “Fake News – Dalla manipolazione dell’opinione pubblica alla post-verità: come il potere controlla i media e fabbrica l’informazione per ottenere il consenso”,  pubblicato da Arianna Editrice, con la prefazione di Marcello Foa, l’ormai famoso giornalista professionista autore dell’eccellente saggio “Gli stregoni della notizia”.
Per rendere più scorrevole il testo, l’autrice segue la traccia del libro “1984” nel quale George Orwell parla di un’ipotetica società futura dove l’umanità è resa schiava da un controllo esterno (il Grande Fratello) che ne regola usi e Enrica Perucchietticomportamenti, di fatto schiavizzandola. Esattamente come stanno cercando di fare quei poteri finanziari nella nostra società. Ed è in corso una vera e propria guerra per assoggettare il popolo a questi voleri. Tutto viene basato sulla virtualità dell’immagine e dell’informazione che, come scrive la Perucchietti, ha permesso di creare quel fenomeno noto come post verità, in cui i fatti non contano più.
“La violenza dell’immagine – afferma l’autrice – scardina pure il linguaggio, che perde la sua originalità: si parla in continuazione, comunicando instancabilmente il nulla. Il linguaggio viene volutamente svuotato e ‘riscritto’ dai burocrati del politicamente corretto, seguendo i diktat della neolingua orwelliana: perdendo la sua dimensione simbolica e svuotando i termini del loro originale significato, vietando persino l’utilizzo di alcune parole o introducendone di straniere, si impedisce di fatto all’uomo di pensare, permettendogli semmai di comunicare solo concetti che siano in linea con il pensiero unico”.
In questo modo, spiega il libro di Enrica Perucchietti, il potere cerca di imporre un principio di autorità con il quale il governo in carica, un politico, un professore e comunque qualcuno cui viene delegata la “verità” di comodo, cerca di orientare le scelte del pubblico succube e ignorante. “Coloro che metteranno in dubbio l’obiettività e l’autenticità delle parole dell’esperto – sostiene la Perucchietti – verranno bollati come bugiardi e disinformatori e le cose che dicono saranno marchiate come fake news”. In altre parole, il potere cerca di imporre un bollino sulle notizie gradite, definendo false tutte le altre. In questo modo niente critiche, dissensi o scontri ideologici, con buona pace della democrazia e della libertà d’opinione.
In quest’ottica, lo spettacolo ha un ruolo primario. La gente, infatti, nella maggior parte dei casi non sta a riflettere su ciò che legge sui media e non verifica affatto la bontà delle notizie in un telegiornale. La maggior via di comunicazione tra chi George Orwellgoverna e il pubblico è dunque lo spettacolo. Una fiction, opportunamente manipolata, trasmette tutta una serie di messaggi occulti che, nell’intenzione di chi ha scritto certi dialoghi, dovrebbe condizionare la mentalità dello spettatore. Per esempio, quando c’era il PD al potere, in quasi tutte le fiction della RAI veniva inserito il problema dell’omosessualità per sdoganarla nel grande pubblico. “Lo spettacolo – scrive l’autrice – serve infatti a distrarre il popolo, rendendolo un semplice spettatore passivo e sottomettendolo all’autorità senza che se ne accorga”. In questo modo, “si alterano i bisogni dell’uomo creandone di falsi e sempre nuovi, così da renderlo schiavo di una società basata sull’immagine, sull’asservimento e sulla produzione”.
Tutto questo, subdolamente, viene propagandato sostenendo che il cambiamento è necessario per il progresso e la modernità. E anche in questo caso rientriamo nei canoni di una certa sinistra di potere. “La modernità – afferma la Perucchietti – è diventata la parodia di tutto ciò che era ‘tradizione’, con una sovversione dei ruoli che si sono imposti alla società come forma di libertà ed emancipazione”. Da qui l’esaltazione del gender, l’abolizione della famiglia tradizionale, l’utero in affitto, l’arrivo di un mondo nuovo dove pochi, pochissimi, dovrebbero governare sulle masse popolari. Un esempio citato nel libro è quello di Jacques Attali, storico consigliere di Mitterand e poi consigliere di Sarkozy. A fronte del disastro dell’euro, e delle economie nazionali che ha distrutto, ad Attali Copertina del libro "1984" di George Orwellè stata attribuita la frase: “E cosa credeva la plebaglia europea, che l’Euro fosse stato fatto per la sua felicità?”. Non solo. Riguardo il futuro dello stato sociale, e l’incommensurabile danno provocato agli anziani meno abbienti con la moneta unica europea, “per risolvere il problema, Attali auspicava il ricorso all’eutanasia, definita uno ‘degli strumenti essenziali del nostro futuro’ in quanto ‘in una società capitalista, delle macchine permetteranno di eliminare la vita quando questa sarà insopportabile o economicamente troppo costosa”.  Inutile dire che logiche di questo tipo ricordano molto quelle naziste.
Siamo, insomma, immersi in un grande caos del quale non riusciamo a vedere nettamente i contorni. “Dall’attuale disordine mondiale, che si agita sulle ceneri del vecchio ordine in agonia – afferma l’autrice – la storia viene orwellianamente riscritta di continuo, mentre, da una parte, i media tentano di distrarre l’opinione pubblica, cancellando tracce e distogliendo lo sguardo da ciò che potrebbe causare problemi al potere, e, dall’altra, si cerca di condurre l’opinione pubblica verso traguardi desiderati (dal potere)”.
Gli argomenti che Enrica Perucchietti affronta nel suo libro sono tantissimi. Interessante, ad esempio, è la parte che riguarda il debunking e il cyberbullismo.  Ecco come il debunking è descritto nel libro: “Una forma di manipolazione, che consiste nello smontare e confutare, facendone apparire l’infondatezza e la capziosità, teorie e informazioni che vanno contro il pensiero ufficiale o dominante, il mainstream. Oppure a screditare i diffusori di queste teorie di informazioni”. In altre parole, se qualcuno si azzarda a scrivere o a pubblicare qualcosa che possa dar fastidio al pensiero unico imperante, subito intervengono i debunker, cioè personaggi oscuri al soldo del regime o di particolari forze politiche, che vengono posti al controllo della rete Internet per intervenire ogni volta che a loro sembra il caso. Questi individui, che nascondono la propria identità dietro nomignoli (ma adesso nuove norme giornalistiche impediranno questo espediente), agiscono come dei veri e propri diffamatori su commissione.“Per screditare un ricercatore e le sue teorie – Jacques Attaliafferma Perucchietti – verranno usati tutti i mezzi possibili, compreso l’attacco personale e la strumentalizzazione di qualunque cosa possa tornare utile alla causa. Principalmente, la teoria scomoda verrà bollata come paranoica, complottista e bugiarda: lo scopo è quello di rendere insensata, folle, la teoria e fare apparire un pazzo bugiardo chi la promuove”.
Il cyberbullismo, invece, è l’abolizione del confronto: l’attacco che qualcuno porta verso un altro soggetto, infischiandosene delle regole. “Si critica giustamente il bullismo quando nel mirino ci finiscono gli adolescenti o le minoranze – osserva l’autrice – ma poi ipocritamente lo si usa come braccio armato del potere per ‘mettere in riga’ chi traligna dalla retta via. Perché questo è”. E continua: “A parer mio, per meritare rispetto non devi appartenere a una categoria ‘protetta’ come se fossi un animale in estinzione: il bullismo non dovrebbe esistere, e basta. Altrimenti si ricade nel bipensiero”.
Ma il libro va molto più in là, affrontando anche temi di carattere internazionale, come l’ex presidente Obama, la Corea del Nord, il caso Russia e tanti altri argomenti ancora.
In conclusione, questo volume va letto dalla prima all’ultima pagina per rendersi conto di come in effetti funziona la nostra società. Il quadro spesso è impietoso, ma rispecchia la realtà delle cose.

“FAKE NEWS – Dalla manipolazione dell’opinione pubblica alla post-verità: come il potere controlla i media e fabbrica l’informazione per ottenere il consenso” di Enrica Perucchietti, Prefazione di Marcello Foa, Arianna Editrice, Collana Un’altra storia, 2018, 215 pagine, ISBN 9788865881903, €12,90.

© RIPRODUZIONE RISERVATA – I siti web, blog, social media, giornali, riviste, trasmissioni televisive o radio, che desiderano servirsi dei contenuti di questo articolo per la diffusione pubblica, DEVONO CITARE IL SITO WEB RINODISTEFANO.COM COME FONTE.

Recensione precedenteIndiceRecensione successiva

PDF IconSalva come PDF

HomeInizio paginaIndietro

I miei libri | I miei articoli | Eventi & News | Rubrica Letteraria | Multimedia
Documenti | Facebook | Twitter | YouTube | Instagram | Contatti

© 2001-2019 Rino Di Stefano – Vietata la riproduzione, anche parziale, senza esplicita autorizzazione
Informativa sul CopyrightInformativa sulla Privacy

Protected by Copyscape