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Alla ricerca dei fantasmi
girovagando per l’Italia

In libreria l’ultimo volume della giornalista Annamaria Ghedina

di Rino Di Stefano

(RinoDiStefano.com, Mercoledì 20 Settembre 2017)

Guida ai Fantasmi d'ItaliaChe cos’è un fantasma? Secondo la versione popolare, si tratterebbe dell’anima di un essere umano morto da qualche tempo che, per insondabili ragioni, apparirebbe di tanto in tanto, spesso in luoghi che sono stati teatro di passati eventi drammatici. In questo modo rivivrebbe episodi correlati alla sua vita precedente. Secondo la versione dotta, invece, la parola fantasma verrebbe dal greco phàinesthai, che vuol dire apparire. In un modo o nell’altro, stiamo parlando di qualcosa di etereo, non materiale, la cui comparsa farebbe venire i brividi a chiunque dovesse farne l’esperienza. Ebbene, pare che nel nostro Paese ce ne siano davvero molti di questi ectoplasmi, visto che Anna Maria Ghedina, giornalista e direttrice del mensile napoletano “Lo Strillo”, ha scritto il libro “Guida ai Fantasmi d’Italia – Dove cercarli e trovarli”, pubblicato dalla casa Editrice Odoya di Bologna. In tutto 414 pagine di episodi, spesso sconvolgenti, in grado di far rabbrividire anche maestri della suspense come Steven Spielberg. Non per nulla, come cita la stessa Ghedina nella sua appendice, ben quattro attori protagonisti del suo film Poltergeist, all’epoca campione di incassi al botteghino, sono misteriosamente morti in modo prematuro.
Il libro inizia da Roma, per poi estendere la ricerca  ovunque in Italia. Vediamo dunque alcuni di questi eventi, tanto per riuscire a comprendere quali siano i contenuti del libro. Parliamo, per esempio, di una strana storia avvenuta ai primi del Novecento in Via del Plebiscito, a pochi passi da Largo Argentina, nella capitale. Si narra di un giovane che, mentre transitava lungo la strada, vide una donna anziana che stava per essere travolta da un omnibus, cioè una specie di autobus trainato da cavalli. D’istinto, l’uomo prese per le spalle la donna e la scostò, prima che fosse travolta. Superato il comprensibile spavento, l’anziana si rivolse al giovane e lo invitò a casa sua, poco distante, a prendere un caffè. Un modo per ingraziarlo e per fare due chiacchiere. I due entrarono in un portone, salirono al primo piano ed entrarono in un appartamento dove si trovava la gemella dell’anziana signora. Lo fecero accomodare in un salotto, gli offrirono un caffè e poi il giovane si congedò, ringraziandole per l’ospitalità. Le settimane volarono via. Passando diverse volte sotto quel palazzo, l’uomo si accorse che le persiane dell’appartamento erano sempre chiuse. Allora, un bel giorno, il giovane si rivolse al portinaio di quello stabile chiedendogli se quelle due signore fossero partite. L’uomo lo guardò perplesso e gli disse che le due donne erano morte ormai da un paio d’anni. Ma il giovane insistette e disse che solo poco tempo prima era stato invitato in quella casa a prendere un caffè. Il portinaio, visto che non riusciva a convincerlo, alla fine lo accompagnò nell’appartamento, del quale conservava le La giornalista e scrittrice Annamaria Ghedinachiavi, per mostrargli che quanto gli aveva detto corrispondeva a verità. In effetti l’alloggio era buio e tutto impolverato, ma grande fu la sorpresa di entrambi quando videro sul tavolino del salotto tre tazzine di caffè che tutto lasciava pensare fossero state usate di recente. Imbarazzato e spaventato, il portinaio raccontò al giovane che una delle anziane era morta finendo sotto un omnibus e che la gemella, che in quel momento la guardava dalla finestra, morì anche lei per la forte emozione provata. Allora, come spiegare quelle tre tazzine di caffè?
Un’altra storia interessante, tra le tante nel libro, racconta ciò che accadde una notte del 1840 ad un giovane, ospite del conte de la Tour, nel castello di Orio Canavese, in Piemonte. Mentre dormiva, l’uomo venne svegliato improvvisamente dall’aprirsi della porta della sua stanza. Nella penombra vide un uomo, vestito come si usava nel Seicento, con gli occhi fiammeggianti e una lunga spada nella mano destra. Senza dirgli una parola, ma con fare minaccioso, lo strano individuo gli fece cenno si seguirlo e lo portò fino ad una cantina. Per evitare conseguenze, visto che l’altro era armato, il giovane  decise di assecondarlo. A quel punto lo spadaccino batte due volte la spada sul terreno di terra battuta e gli impose di scavare. Il giovane, non avendo attrezzi, si arrangiò con le mani e ben presto vide affiorare delle ossa umane. Aiutandosi come poteva, alla fine trovò uno scheletro intero e cercò di raccogliere il tutto in un grosso fazzolettone. Fu solo allora che l’uomo con la spada accennò ad un sorriso, rinfoderò la spada e svanì nel nulla. Il giovane fece dare sepoltura religiosa a quei poveri resti e, indagando, scoprì che durante i lavori di modifica del castello, un gentiluomo straniero venne attirato sul posto, rapinato e ucciso. A quanto pareva, il suo fantasma aveva chiesto al giovane di poter riposare in un camposanto.
Una donna fantasma fotografata durante una seduta medianica a Parigi nel febbraio 1918Altra storia, altro mistero. Questa volta ci spostiamo nelle Marche, nel paese di Sant’Anna. Si racconta che nella gola del Furlo, nelle campagne in provincia di Pesaro, vivesse un vecchio scorbutico, conosciuto da tutti come violento, volgare e molto avaro. Aveva già fatto morire la moglie dalla fatica e di crepacuore, costringendo l’unico figlio a fuggire via da casa. Un bel giorno questo losco individuo restituì l’anima a Dio e la casa e la stalla restarono deserte e abbandonate. Solo diversi anni dopo il figlio ricevette un’offerta per vendere il terreno dove si trovava quella casa e allora tornò. Così, mentre dava un’occhiata in giro, si accorse che, nascosta nel muro della stalla, si trovava una vecchia cassetta metallica da munizioni. La aprì e trovò soldi, certificati di risparmio, buoni del tesoro, gioielli e preziosissimi marenghi d’oro dello Stato Pontificio, per un valore di circa 350 milioni di lire. L’uomo vendette comunque la casa, anche perché gli suscitava sempre brutti ricordi. E quel casale venne restaurato, e in parte ricostruito, dal nuovo proprietario. E’ qui che inizia il racconto del “fantasma dell’avaro”. Infatti, durante la notte, si cominciarono a sentire strani rumori, tonfi e colpi nella tavernetta, là dove prima si trovava la stalla. L’uomo andò a controllare e, con suo grande stupore, si trovò davanti “una figura lacera e sporca, dal viso rozzo arrossato dal sole e dal vino, con in testa un lurido cappello di feltro, scarpacce scalcagnate ai piedi e una giacca trattenuta con uno spago”. Il vecchio si trovava vicino alla parete e sembrava che cercasse qualcosa nel muro. “Chi è lei? Che sta facendo in casa mia?”, urlò all’intruso. Ma quello non lo degnò di uno sguardo, si aggiustò il cappello e sparì nel nulla sotto gli occhi dell’uomo. L’indomani, ancora scosso, il proprietario della casa chiese informazioni e seppe così a chi apparteneva quel casale prima di lui. Allora si recò nel cimitero locale, cercò tra le tombe e alla fine trovò quella giusta. Sulla lapide c’era la foto dell’uomo che la notte precedente stava cercando qualcosa nel muro di casa sua.
Ci sono una miriade di racconti come questo nel libro di Annamaria Ghedina,  che tra l’altro è autrice di diversi volumi sui fantasmi. Quest’ultimo, scritto magistralmente, si legge in un soffio dalla prima all’ultima pagina. Difficile, a lettura completata, non credere che quei fantasmi ci siano davvero in tanti posti a noi vicini.

“Guida ai Fantasmi d’Italia – Dove cercarli e trovarli”, di Annamaria Ghedina, Casa Editrice Odoya, Bologna, 2017, 414 pagine, ISBN 9788862883634, €22,00.

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