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La disinformazione come mezzo
per controllare e gestire il potere

Nel libro “Gli stregoni della notizia” di Marcello Foa il mondo occulto
dei professionisti che cercano di farci vedere una realtà che non esiste

di Rino Di Stefano

(RinoDiStefano.com, Giovedì 7 Settembre 2017)

Gli stregoni della notiziaLi chiamano spin doctors e sono gli specialisti che manipolano l’informazione. Oppure, se volete, i protagonisti della disinformazione. Comunque la si voglia vedere, si tratta pur sempre dei professionisti che prestano la loro opera per confondere l’opinione pubblica e cercare di convincere il maggior numero di persone possibile su temi che, se conosciuti per ciò che realmente sono, verrebbero senza dubbio condannati senza appello. Invece, grazie alla complicità dei mezzi di informazione di massa, e al martellamento continuo di notizie false e depistanti, questi signori cercano di modificare i nostri gusti, le nostre opinioni e il nostro sapere. Gli effetti sono spesso devastanti e senza appello. Tanto che riescono a condizionare intere nazioni, o comunque buona parte della popolazione, circa argomenti che condizionano, anche negativamente, il comune sentire. E’ di questo, e di tante altre cose ancora, che parla il libro “Gli stregoni della notizia – Da Kennedy alla guerra in Iraq come si fabbrica informazione al servizio dei governi” scritto dal giornalista Marcello Foa per la Guerini E Associati. Ex capo redattore della Redazione Esteri de "Il Giornale" a Milano, nonché inviato speciale per la stessa testata, oggi docente di Giornalismo Internazionale all’Università della Svizzera Italiana a Lugano, Foa con gli anni ha raggiunto una profonda conoscenza della politica internazionale e alla fine ha voluto scrivere un libro per far capire al lettore che ciò che viene pubblicato su giornali e televisioni, soprattutto a livello governativo, è quasi sempre opera di professionisti (appunto gli spin doctors) che cercano in tutti i modi di condizionare o sviare l’attenzione del pubblico per fargli assumere un’opinione mirata, favorevole o contraria a qualcuno, a seconda dei casi.
Il libro si apre con la seguente citazione di Nisargadatta Maharaj, un saggio indiano morto nel 1982: “Pochissime persone, a questo mondo, riescono a ragionare normalmente. Esiste una tendenza molto pericolosa ad accettare tutto ciò che si dice, tutto ciò che si legge, ad accettare senza mettere in discussione. Solo chi è pronto a mettere in discussione, a pensare autonomamente, troverà la verità! Per conoscere le correnti del fiume, chi vuole la verità deve entrare nell’acqua”. Ed è su questo assunto, quanto mai calzante, che Foa sviluppa il suo libro portando tutta una serie di esempi che lasciano ben pochi dubbi sul come, in realtà, viene gestita e manipolata quella che si potrebbe definire la “disinformazione pubblica”.
Lo sapevate, per esempio, che tutti i maggiori film americani prodotti da Hollywood nascono dalla “mediazione discreta ed efficace della Motion Pictures Association (MPA) la lobby del cinema americano, presieduta per decenni da Jack Valenti, in grado di orientare le principali majors, indicando quali sono gli argomenti, le sensibilità sociali o etniche, i valori spirituali, economici o strategici da privilegiare nella scelta dei copioni”?  E’  il modo con cui la “mecca del cinema” dialoga con il mondo politico americano.  In altre parole, solo i copioni che passano l’esame della MPA diventano film proiettati sugli schermi internazionali. Come sottolinea Foa, “i produttori tendono ad assecondare quelli che sono considerati i valori condivisi della società USA, soprattutto in campo civico, e ad affermare una visione americano-centrica della vita, dei valori e delle istituzioni”.
Questa situazione è ancora più vera dopo l’11 Settembre: chiunque osi mettere in dubbio la dinamica dell’attentato, a partire dai giornalisti, viene subito ritenuto anti-patriottico e anti-americano, creando di fatto un nuovo tipo di maccartismo stile anni Cinquanta. E’ anche per questo, aggiungo io, che nessuno dei grandi giornali americani ha osato mettere in dubbio eventuali colpe e responsabilità di quanto accadde quel tragico giorno alle torri del WTC di New York.
Secondo Foa, “lo spin doctor, invece, ritiene che qualunque mezzo sia giustificato per raggiungere i propri obiettivi”.  La tecnica è sempre la stessa: “Si persuade il cittadino che quel programma o quell’innovazione è espressione di un inarrestabile movimento di massa e dunque che è suo interesse aggiungersi al gruppo”. E’ il primo passo verso il “pensiero unico”: dobbiamo tutti pensarla alla  stessa maniera, in modo che non ci sia spazio per un’opinione diversa. Così chi gestisce il potere può agire tranquillamente, senza problemi di sorta. Vediamo un esempio concreto di come agiscono gli spin doctors per cambiare la realtà degli avvenimenti. Durante la guerra contro Saddam, vi ricordate di quella giovane testimone che disse di aver visto con i suoi occhi i soldati iracheni  portar via da un ospedale del Kuwait le incubatrici, lasciando morire centinaia di neonati per terra? Il nome di quella quindicenne non venne fatto perché, dicevano, la sua famiglia era rimasta in Kuwait e si temevano ritorsioni. Il giornalista e scrittore Marcello FoaEbbene, era tutto falso. “Qualche mese dopo la fine della guerra – racconta Foa – si venne a sapere che la ragazza non era una profuga, ma la figlia dell’ambasciatore kuwaitiano alle Nazioni Unite, Daud Nasir al-Sabah, e che aveva recitato un copione scritto dal vicepresidente della Hill & Knowlton, Lauri Titz Pegado”.
Un altro esempio del larghissimo uso della disinformazione praticata dagli spin doctors è quello del presidente Bush figlio, considerato da diversi politologi come il peggiore presidente della storia americana. Per evitare che qualsiasi informazione non gradita arrivasse al pubblico statunitense, l’amministrazione Bush arrivò al punto di sottoporre decine di funzionari pubblici alla macchina della verità, fece perquisire i loro uffici, verificò le loro telefonate e inviò lettere ad agenti in  servizio nella NSA, nella CIA, in diversi ministeri e persino nella FBI, intimando il segreto assoluto, anche su dossier non secretati. Il Dipartimento della Giustizia arrivò al punto di minacciare l’applicazione dello “Espionage Act” del 1917 per perseguire legalmente i giornalisti che pubblicano informazioni “coperte”.
Insomma, il libro di Marcello Foa è tutto da leggere. Soprattutto per apprendere come realmente viene fabbricata e manipolata l’informazione da coloro che detengono il potere.

“Gli stregoni della notizia – Da Kennedy alla guerra in Iraq come si fabbrica informazione al servizio dei governi” di Marcello Foa, Guerini e Associati Editore, 2006, 236 pagine, ISBN 9788883357831, €21,50.

Per leggere la recensione sulla seconda edizione di questo libro:

 

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