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Le sconcertanti verità del libro “Spillover” di David Quammen

Quasi tutte di provenienza animale
le pandemie che devastano il mondo

Dai ratti alla griglia allo spezzatino di pipistrello numerose infezioni
sono causate dalle abitudini alimentari di certe popolazioni autoctone
L’influenza aviaria, invece, è portata ovunque soprattutto dalle anatre

di Rino Di Stefano

(Altraeta.it, Martedì 5 Maggio 2020)

Copertina dell'edizione italiana del libro "Spillover" di David QuammenUn antico proverbio cinese recita: “Tutto ciò che ha quattro zampe si può mangiare, tranne il tavolo”. Oggi anche in Cina molte abitudini sono cambiate, soprattutto nelle grandi città. Ma è un fatto che quelle alimentari persistono e nei mercati popolari, dove spesso si può assistere di persona all’uccisione e alla macellazione di diversi animali, si trova di tutto: scimmie, ratti, topi, pipistrelli, manguste, scoiattoli, pangolini, toporagni, istrici, antilopi, tartarughe e serpenti. Ultimamente il governo cinese ha vietato la vendita a scopo alimentare di cani e gatti. Perché anche quelli, in un modo o nell’altro, finivano nelle pentole dei cinesi. Si potrebbe pensare, appunto, che questo tipo di “gastronomia” sia dovuta ad un retaggio culturale, ma sarebbe riduttivo. Di fatto, per una certa borghesia cinese il “mangiare selvatico” è una specie di moda e sono in milioni a considerare una vera squisitezza, tanto per portare un paio d’esempi, le mani di scimpanzé arrosto o i ratti del bambù alla griglia. Senza parlare dello spezzatino di pipistrello… In una situazione di questo genere, come ci si può sorprendere se di tanto in tanto qualche virus passa dall’animale all’uomo, innescando pandemie che possono diventare mondiali? Ed è proprio di questo che parla David Quammen, giornalista di National Geographic, nel suo libro “Spillover” (New York Times Bestseller), edito in Italia da Adelphi Edizioni. Il titolo, nella sua traduzione letterale, significa rovesciarsi, traboccare. Ma diventa più chiaro nel suo sottotitolo inglese: Animal Infections and the Next Human Pandemic (Infezioni animali e la prossima pandemia umana). Il termine scientifico italiano è zoonosi, cioè la trasmissione di un’infezione animale all’uomo. La prima edizione inglese è uscita nel 2012, la traduzione italiana (con l’ottimo lavoro di Luigi Civalleri) nel 2014. Dunque è ormai da otto anni che questo giornalista americano ci sta spiegando con quale facilità avvengono queste zoonosi e come sarebbe stata la prossima pandemia umana. Quella che stiamo vivendo, appunto.  Perché, al di là del fatto che qualcuno sostenga che siamo in presenza di un virus scappato da un laboratorio (professor Luc Montagnier e University of New Dehli), la zoonosi è talmente diffusa che non c’è alcun bisogno di ricorrere a vaghe teorie complottiste per spiegare la gravità della situazione attuale. Basti pensare che dal 1981 ad oggi le pandemie hanno causato oltre trenta milioni di morti nel mondo.

Copertina dell'edizione inglese del libro "Spillover" di David QuammenQuammen ha letteralmente girato il mondo per National Geographic. E non si è mai tirato indietro quando doveva recarsi nei posti più impensabili, spesso decisamente rischiosi per il pericolo di contagi o situazioni politiche estreme, per verificare di persona come stavano le cose. Il libro, che è un bel tomo da 608 pagine, comincia con un’avventura australiana iniziata a Brisbane nel 1994. Il virus di cui si parla si chiama Hendra e prende nome da un paese dell’Australia orientale pieno di ippodromi, appassionati di cavalli e casette di legno convertite in stalle. Il primo animale a essere infettato fu una cavalla gravida, Drama Series, che presentava rigonfiamenti alle labbra, alle palpebre e alla mascella. Inoltre non mangiava più ed era in un continuo stato di sofferenza. Il proprietario, tale Vic Rail, fece di tutto per farla riprendere. Ma non servì. Alcuni giorni dopo la cavalla, con un muco schiumoso che le usciva dalle narici, scappò fuori dalla stalla, uscì nel recinto e in preda a convulsioni si accasciò a terra. Dopo alcuni giorni altri cavalli della fattoria presentavano febbre, difficoltà respiratorie e occhi arrossati. Era solo l’inizio. Dopo alcuni giorni anche Vic Rail e il suo stalliere Ray Unwin erano ammalati. Rail venne ricoverato in terapia intensiva in ospedale: i suoi organi non funzionavano più e non riusciva a respirare. Dopo una settimana morì. Lo stalliere, invece, ebbe una lunga degenza ma guarì. Sottoposto ad autopsia, il corpo del povero Rail rivelò che aveva i polmoni pieni di sangue e venne trovato un virus che nessuno aveva mai visto prima. Come accertarono ulteriori esami, si trattava di un morbillivirus, tra cui si trovano gli agenti della peste bovina e del cimurro (che infettano gli animali) e del morbillo (che infetta gli umani). Il misterioso virus venne dunque chiamato morbillivirus equino (EMV), cioè morbillo dei cavalli. Già, ma da dove era saltato fuori quel virus? Dopo qualche tempo finalmente fu tutto chiaro. Lo stesso Quammen venne condotto da un allevatore locale in una zona chiamata Cannon Hill, parecchi chilometri a sudest della città, oltre il fiume Brisbane, dove si trovava una rotonda chiamata Calliope Circuit. Al centro di questo spiazzo si trovava un grande albero di fico (Ficus macrophylla). Ed è proprio lì sotto che venivano portati i cavalli per proteggerli dal fortissimo sole tropicale. Compresa la povera Drama Series. Sui rami dell’albero, vistosi e minacciosi, stavano appese diverse decine di grossi pipistrelli australiani: la loro urina e i loro escrementi avevano infettato i cavalli. Come successive ricerche confermarono, le volpi volanti nere (Pteropus alecto) erano appunto portatori del virus letale.

David QuammenCome dice lo stesso Quammen, le nuove infezioni da virus sono così frequenti che esiste addirittura una rivista mensile specializzata: la Emerging Infectious Diseases. “I microbi che infettano gli organismi viventi di un certo tipo – scrive l’autore – sono i candidati più plausibili a diventare agenti infettanti di organismi viventi di un altro tipo. Questo fatto è stato dimostrato per via statistica da vari studi recenti. Uno di questi, a cura di due ricercatori dell’Università di Edimburgo, pubblicato nel 2005, ha esaminato 1407 specie note di patogeni umani e ha scoperto che il 58 per cento sono di origine animale. Solo 177 sul totale si possono considerare emergenti o riemergenti, e tre quarti dei patogeni emergenti provengono da animali. In parole povere: ogni nuova e strana malattia, con grande probabilità, arriva dagli animali”.

Come se non bastasse, uno studio condotto in parallelo dal gruppo di Kate E. Jones, della Zoological Society di Londra (pubblicato su “Nature” nel 2008) è giunta alla conclusione che il pericolo maggiore proviene dagli animali più selvatici. “Le zoonosi di origine selvatica – sostengono gli studiosi – rappresentano la più consistente e crescente minaccia alla salute della popolazione mondiale tra tutte le malattie emergenti”.

Nel libro Quammen racconta diversi episodi di zoonosi. Uno di questi, avvenuto in Africa Centrale, riguarda un villaggio che si chiama Mayibout 2, un insediamento che si trova lungo il corso superiore del fiume Ivindo, nel Gabon nordorientale, ai confini con la Repubblica del Congo. La storia è stata resa nota da alcuni soldati francesi, arrivati nel villaggio su un gommone a motore, che l’hanno chiamata l’épidémie. Era il 1996 e un giorno un gruppo di ragazzi del posto andò nella jungla a caccia di istrici. Non furono fortunati, ma in una radura trovarono la carcassa di uno scimpanzé, in avanzato stato di decomposizione. La pancia era tutta gonfia e puzzava. Questo non impedì ai ragazzi di prendere quel corpo e portarlo al villaggio. La gente aveva fame e quindi erano già contenti di aver trovato della carne. L’animale venne dunque macellato e diventò “uno stufato di scimmia coperto da salsa di arachidi e pili-pili e accompagnato da fufu”. Nel giro di due giorni, racconta l’autore, “tutti quelli che avevano mangiato o anche solo toccato la carne cominciarono a sentirsi male”. Tutti vomitavano e soffrivano di diarrea. Undici persone morirono in ospedale e altre diciotto nel villaggio. Il virus Ebola aveva colpito il villaggio di Maybout 2.

Un esemplare di germano realeQuammen riserva l’ultima parte del suo libro all’influenza, “una malattia molto importante, oltre che assai complicata da studiare e potenzialmente devastante, sotto forma di pandemia. Potrebbe essere benissimo il prossimo Big One”.

Premesso che l’influenza stagionale colpisce almeno tre milioni di persone e provoca circa duecentocinquantamila decessi in tutto il mondo, Quammen fa una rapida carrellata delle precedenti epidemie. “Il virus responsabile della spagnola, che risultò una variante di H1N1, fu identificato con precisione solo nel… 2005! – spiega – Nel frattempo non mancarono altre pandemie influenzali, tra cui quella del 1957 che fece circa due milioni di vittime, e un’altra nel 1968, la cosiddetta “Hong Kong” (luogo da dove partì) che ne fece un milione. Alla fine degli anni Cinquanta i ricercatori avevano capito che i virus dell’influenza sono un gruppo sfuggente, assai diversificato e capace di infettare maiali, cavalli, furetti, gatti, anatre domestiche e polli, oltre all’uomo”.

Secondo il virologo Robert Webster, “l’anatra è il nostro cavallo di Troia”. Infatti è accertato che “germani reali e soprattutto codoni fanno i portatori e diffondono il virus”.  Cosa ci aspetta, dunque, per il futuro? “Solo il diavolo sa quando e come avverrà la prossima pandemia influenzale”, afferma Webster. Certamente, però, gli esperti sono tutti d’accordo nel sostenere che il prossimo Big One, se accadrà, sarà una zoonosi. Tanto per accentuare il senso di come il mondo scientifico prevede il corso di un’eventuale nuova pandemia, Quammen conclude il suo libro con le parole del professor Donald S. Burke, preside della Graduate Il virologo Robert WebsterSchool of Public Health dell’Università di Pittsburg. Nel corso di una conferenza nel 1997 Burke parlò della pericolosità di determinati virus. “Alcuni di questi – disse – in particolare i coronavirus, devono essere considerati serie minacce alla salute pubblica. Si tratta di virus con alta capacità evolutiva e provata abilità di causare epidemie nelle popolazioni animali”.

L’autore fa osservare come sia “interessante, col senno di poi, notare come in quella conferenza Burke avesse predetto l’epidemia di SARS con sei anni d’anticipo”. Oggi diremmo che, tutto sommato, non aveva predetto solo quella, ma anche un’altra, ben più grave, nel 2020.

In conclusione, Quammen lascia una porta aperta verso il futuro. “Quel che accadrà dopo – sostiene – dipenderà dalla scienza ma anche dalla politica, dagli usi sociali, dall’opinione pubblica, dalla volontà di agire e da altri aspetti dell’umanità. Dipenderà da tutti noi”.

Un libro da leggere per essere pienamente coscienti del pericolo che stiamo correndo in questo periodo.

 

“SPILLOVER” di David Quammen, Adelphi Edizioni, 608 pagine, ISBN 9788845932045, €14,00.

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