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DAL NOSTRO LETTORE SPECIALE

L’antiquario diventa giallista
ma i dialoghi sono dei «falsi»

di Rino Di Stefano

(Il Giornale, Venerdì 15 Febbraio 2008)

Diffidate degli AngeliLa buonanima di Federico Zeri, celebre critico d'arte quasi più famoso per la lite televisiva con Vittorio Sgarbi piuttosto che per le sue perizie tecniche, era solito dire che una scultura falsa si distingue anche "con il senso del gusto". E infatti, quando vedeva che una statua gli suscitava qualche perplessità, si avvicinava, tirava fuori la lingua e, con fare molto esperto, cominciava a…leccarla. Il grande studioso, infatti, sosteneva che le sue papille gustative erano in grado di avvertire se l'oggetto che stava "assaggiando" fosse stato trattato con sostanze invecchianti di cui, in quel caso, l'opera avrebbe mantenuto per anni l'innaturale sapore aggiunto. Questo curioso aneddoto fa parte del libro "Diffidate degli angeli" che il noto esperto antiquario Giacomo Wannenes (già autore del caso editoriale "Vanity Art" uscito in Francia) ha pubblicato con la casa editrice genovese Erga Edizioni per mettere sul chi vive gli amanti dell'antiquariato contro le molteplici truffe che si possono incontrare nel mercato ormai globale degli oggetti d'epoca.
Attenzione, però, non stiamo parlando di una guida per difendersi dai falsi d'autore. No, "Diffidate degli angeli" è invece un vero e proprio thriller ambientato nella Parigi degli artisti emigrati sotto la torre Eiffel. Nel caso specifico, in una piccola colonia di stranieri apolidi dove arte e politica si intrecciano con il vissuto di uomini e donne in cerca di sentimenti, emozioni e, perché no?, anche di un qualche sostentamento per tirare avanti.
Ed ecco quindi, dopo una piccola prefazione in cui Wannenes svela i trucchi più comuni usati dagli imbroglioni per vendere come autentici vecchie croste o dozzinali mobili datati, che inizia un giallo tanto intrigante quanto ben strutturato nella sua trama. Veniamo così a conoscere l'investigatore privato Matteo Donogan, sessantenne ex commissario di polizia italiano ed esperto d'arte, che aiuta nelle indagini il suo amico Alain Brochard, commissario di polizia francese in cerca di un serial killer che, dopo aver ucciso le sue vittime, ne oltraggia ulteriormente i corpi incidendo sulla loro pelle una inquietante frase in latino. Tra gli indagati non mancano poi personaggi come Mefisto, soprannome del pittore spagnolo Pedro, il quale dietro la facciata di cacciatore di turiste americane (che considera le prede più facili da portarsi a letto), nasconde una militanza politica da estremista. Non manca anche un misterioso genovese, detto Cesso o Belin, per l'intercalare che inserisce tra una frase e l'altra, che è solito andarsene in giro con un gattino infilato nella tasca dell'impermeabile. E anche il micio, guarda caso, si chiama Belin come il padrone. Piccolo di statura, ma intelligente e buono, forse anche un po' patetico, Cesso è segretamente innamorato della bella Birghitte, una valchiria tedesca libera e senza complessi, che divide il suo letto tra lo studente fuoricorso Sigfrido Silenti, detto anche il Bel Sigfrido, e il povero Cesso.
Non mancano poi personaggi ambigui come i fratelli italiani Silvio e Tullio Calabresi che, pur essendo figli di ricchi latifondisti, si mantengono in terra francese facendo i gigolò. In particolare li troviamo impegnati in complicati giochi erotici a tre con la perfida Gracieuse Duret, chiamata anche "la cornacchia" per il vezzo di spedire accidiose lettere anonime ai protagonisti del bel mondo parigino.
Ma queste sono soltanto alcune delle figure che l'antiquario Wannenes ci presenta man mano che il thriller si sviluppa introducendoci nel contesto tutto sommato un po' squallido e confusionario di questi, per dirla alla Pirandello, personaggi in cerca d'autore. Anche lo sviluppo della trama è intelligente, in quanto Wannenes ha articolato il suo libro in capitoletti intitolati col nome del protagonista che sta per presentarci. E così passiamo da Mefisto al commissario Brochard e ai rimpianti di Cesso in un continuo susseguirsi di fatti nuovi e coinvolgenti, fino a quando non saremo completamente calati nella ricerca di quello strambo e crudele serial killer che semina vittime nella Parigi dell'arte e della tolleranza. Un principio, questo, più praticato per dovere che non per il sentimento realmente sentito dai parigini, ci avverte lo scrittore.
L'unica pecca del libro sono i dialoghi. Se Wannenes dimostra di non avere nulla da invidiare a "giallisti" ben più scafati di lui per quanto riguarda l'evolversi del suo racconto, inciampa invece nelle cose che fa dire ai suoi protagonisti. Spesso, infatti, più che dialoghi sembrano intimi pensieri espressi, non senza un filo di retorica, in gergo letterario. In altre parole, ben poco hanno a che fare con il normale parlare quotidiano. Ma non si può pretendere di più da un antiquario che ha dimostrato di sapersela cavare egregiamente anche come scrittore.

"Diffidate degli angeli" di Giacomo Wannenes, Erga Edizioni, 2006, pp. 317, ISBN 8881634716, €7,90.

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