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DAL NOSTRO LETTORE SPECIALE

Il detective che si muove
nella Genova che non esiste

Nel nuovo giallo di Enzo Ferrea, che «sdogana» personaggi
trasgressivi e non lesina colpi di scena, torna l’investigatore Pace

di Rino Di Stefano

(Il Giornale, Venerdì 15 Febbraio 2009)

All'ombra del delittoUna cantante d’opera che riempie i teatri, annoiati personaggi della ricca borghesia genovese, il solito commissario poco sagace e, ovviamente, sempre lui, il grande investigatore privato Alessandro Pace. E’ con questo cast che Enzo Ferrea, scrittore genovese specialista in romanzi gialli, ci introduce nel suo mondo fatto di atmosfere inquietanti e suggestive con il suo nuovo libro “All’ombra del delitto”, recentemente pubblicato da Frilli Editori. Inutile cercare riscontri nella realtà della vita di tutti i giorni. Ferrea dà libero sfogo alla sua creatività letteraria, ambientando i suoi racconti in una Genova immaginaria dove, però, i caratteri degli attori che si muovono sul suo palcoscenico virtuale, sono quanto mai credibili. Del resto, uno scrittore deve pur rifarsi alla realtà per tracciare il profilo dei suoi personaggi. E così ecco che dalla sua penna fuoriescono uomini e donne, e anche qualcosa di mezzo, che si ritrovano coinvolti in un’impressionante serie di omicidi che, almeno apparentemente, non hanno un filo logico.
Tutto quello che si può dire è che la polizia si trova ad indagare su alcuni delitti firmati da un misterioso serial killer che, guarda caso, colpisce quasi sempre quando nei pressi ci sono il commissario Pietro Santi e l’investigatore Alessandro Pace. Durante una festa viene ucciso il ricco finanziere Luca Gorini. Al Carlo Felice, mentre la soprano Flora Calò dà vita ad una indimenticabile Tosca, qualcuno pone fine, con una coltellata, alla disordinata vita di Sveto Guerrieri, una specie di gigolò palestrato dai duplici gusti sessuali che, per tutto il libro, viene continuamente indicato come simbolo di bellezza. All’usanza greca, verrebbe da dire. E’ quindi la volta di Bettina Joliè, giornalista di cronaca rosa e di sesso anagraficamente maschile, omosessuale anche lui, che finisce con la testa spaccata da un candelabro, mentre prega in chiesa. In ultimo, buttato giù da una finestra, perde la vita Flavio Contera, marito pluritradito da due mogli, che lo hanno lasciato.
In un’atmosfera molto “british”, che ricorda da vicino certe trame alla Poirot, il commissario Santi indaga con molta flemma, e senza risultati, sui numerosi omicidi. E tra un insuccesso e l’altro, trova il tempo di scambiare due chiacchiere con l’amico investigatore che, da parte sua, non dice mai una parola di troppo. Anzi, per essere esatti, è quasi assente per tutto il libro. Ricompare invece prepotentemente nella parte finale quando, con uno scatto da far invidia ad un campione, mostra al compassato commissario che lui aveva capito tutto fin dall’inizio e, finalmente, gli svela il nome dell’assassino.
Ferrea è bravo a scrivere. Dipinge bene i suoi personaggi, gli ambienti e l’atmosfera. A patto di non domandarsi quanto ci possa essere di verosimile in un racconto che ignora di proposito i contorni della vita quotidiana, il romanzo, con alcune eccezioni, è godibile. Per esempio, poteva risparmiarci la descrizione delle effusioni omosessuali tra il gigolò Sveto e Paolo, diciottenne rampollo della di lui moglie. C’è come l’impressione, da parte dell’autore, di voler sdoganare nella “normalità” ciò che è tale solo per i diretti interessati. Pur con tutto il rispetto che si deve ad ogni essere umano. E infatti nel libro si insiste, senza motivo, su questo tipo di rapporti.
Un ruolo a sé ce l’ha sempre Camillo, il gatto dell’investigatore Pace. Ovviamente è il personaggio più simpatico del libro. Sornione, intelligente, pacioso, suscettibile: è davvero il compagno ideale per il suo padrone che, tra l’altro, non si capisce di che cosa campi. Infatti nessuno gli affida delle indagini, eppure lui vive in un lussuoso appartamento che si affaccia sul Porto Antico, ha una domestica che gli tiene in ordine la casa e si permette di muoversi da un continente all’altro, senza che nessuno gli copra le spese. Ma queste, appunto, sono quisquilie di vita reale su cui è inutile porsi domande. Forse, però, parlando di realtà, quella casa sul Porto Antico è molto più vera di quanto non sembri, così come potrebbe essere vero Camillo. Infatti, la descrizione che Ferrea fa delle luci notturne sul Porto Antico, sembra quanto mai concreta. Un po’ come se guardasse fuori dalla finestra di casa sua. E forse anche la figura di Pace somiglia tanto a quella dello scrittore. A pensar male, dice Andreotti, si fa peccato. Ma spesso si indovina…

“All’ombra del delitto” di Enzo Ferrea, Fratelli Frilli Editori, 2008, pp. 296, ISBN 9788875634322, €11,50.

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