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DAL NOSTRO LETTORE SPECIALE

«L’Uomo in ascolto» mette al primo posto
la qualità delle scelte e della buona scrittura

di Rino Di Stefano

(Il Giornale, Domenica 29 Marzo 2009)

L'Uomo in ascoltoUn mio amico editore un giorno mi disse che in Italia tutti vogliono scrivere, ma nessuno vuole leggere. Sembra una banalità, ma non lo è. Nel nostro Paese c’è veramente un mare di gente che, spesso anche senza nessuna preparazione letteraria, vorrebbe definirsi “scrittore” per il solo sfizio di poter esibire un libro. Come se fosse una specie di passaporto per “l’aureo mondo” della cultura. La verità è che nella penisola di libri se ne vendono molto pochi e gli editori, sempre attenti ad evitare investimenti sbagliati, puntano sempre più sui nomi di richiamo per riuscire a piazzare i loro prodotti. Ed ecco quindi che certe “star” del sistema televisivo, magari incapaci di scrivere in modo corretto anche la nota della spesa, si improvvisano scrittori di grido. Qualcuno riesce pure a scriverlo un libro. Con qualche fatica, ma riesce a farcela. I più, invece, si affidano a veri e propri “service”, cioè agenzie che provvedono a scrivere il libro a pagamento, seguendo le loro istruzioni. Poi, tanto, saranno gli interessati a firmare il volume che andrà in libreria.
E’ ovvio che con un andazzo di questo genere, resta ben poco spazio ad eventuali scrittori esordienti. Perché anche da noi, così come altrove, ci sono persone che meritano ampiamente questa qualifica. Solo che il loro nome non verrà mai conosciuto, e il loro talento verrà sprecato, per la semplice ragione che sono nati e cresciuti in Italia. E cioè nella terra degli amici degli amici, dove soltanto chi ha conoscenze e possibilità economiche riesce ad arrivare da qualche parte. Nell’ambiente editoriale di Milano, tanto per dirne una, si mormora di un noto nome della cultura, o pseudo tale, che anni fa si è presentato negli uffici di una grande casa editrice nazionale con un manoscritto in una mano e un assegno da 200 milioni di lire nell’altra. Il libro uscì, accompagnato da una consistente campagna pubblicitaria, e la persona in questione divenne improvvisamente famosa quale “rivelazione della nuova cultura italiana”. Ogni commento mi pare superfluo.
Sto dicendo tutte queste cose, su cui sarebbe bene riflettere, per presentare il libro “L’uomo in ascolto” di Emilio Biagini, pubblicato dalla Editrice Nuovi Autori, sezione narrativa. E’ molto probabile che un libro di questo genere, che non ha visto alcuna promozione pubblicitaria e difficilmente si può trovare in esposizione nelle librerie, passerebbe inosservato. Ed è un peccato. Perché, contrariamente a tanto ciarpame che finisce, più o meno sponsorizzato, sugli scaffali dei punti vendita, qui ci troviamo di fronte ad una buona qualità letteraria.
Il libro, infatti è costituito da quindici racconti, tutti scritti con molto garbo e notevole acume psicologico, dal professor Emilio Biagini, ordinario di Geografia alla Facoltà di Lingue dell’Università di Cagliari. Biagini, che a Genova è di casa e dove ha già pubblicato altri due volumi con la Ecig, è appunto uno di quegli uomini che ha il dono della buona scrittura. Che questa attitudine sia palese in questo libro è innegabile. Nei racconti, infatti, la narrazione scorre veloce, l’intreccio è intenso, i personaggi vengono disegnati a colpi di pennello, l’impressione che resta nel lettore decisamente profonda.
Qui vorrei brevemente citare due di questi racconti: il secondo e l’ultimo. “La macchina”, così si intitola il secondo, è la storia di quello che definiremmo un fallito. Parliamo di un uomo, laureato in biologia, che sogna di intraprendere la carriera universitaria. Poi, confrontandosi con tutte le iniquità e gli intrallazzi che contraddistinguono da sempre il mondo accademico italiano, invece di affrontare gli eventi, decide di fare dell’altro. E finisce per diventare piazzista di cosmetici. Lo ritroviamo così, sessantenne e solo, nella squallida camera della pensione dove vive, mentre guarda la sua laurea appesa al muro, ricordo di una vita buttata. La ricostruzione dei suoi pensieri, della debolezza di carattere e del cinismo, unico suo vero compagno di vita, è magistrale.
L’ultimo racconto, invece, è quello che dà il titolo al libro. “L’uomo in ascolto”, infatti, narra di un antico papiro trovato in una grotta dell’Alta Galilea. In questo documento, tradotto nei tempi moderni, c’è la storia di un uomo anziano che, ormai prossimo alla morte, si ritira nel deserto e comincia a parlare con Dio. O meglio, vorrebbe farlo ma finisce per dialogare con una presenza che si mette a discutere con lui della caducità e tragicità degli esseri umani. Biagini sfodera tutta la sua filosofia di vita in questo dialogo: la lotta tra il bene e il male, l’illusione del successo mondano, il corrosivo ruolo dell’invidia nel destino umano. E alla fine dell’esistenza ciò che resta è l’amore per l’Altissimo, davanti al quale, prima o poi, tutti dovremo inginocchiarci.

“L’uomo in ascolto” di Emilio Biagini, Editrice Nuovi Autori, 2008, pp. 199, ISBN 9788875683146, €13,00.

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