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DAL NOSTRO LETTORE SPECIALE

I pirati saraceni all’assalto di Genova

di Rino Di Stefano

(Il Giornale, Venerdì 18 Aprile 2008)

Cronaca dal Medioevo – Schiavi, pirati e templari nel Mediterraneo e in LiguriaL'attuale scontro culturale tra il mondo islamico e quello occidentale ha radici antiche e spesso ha coinvolto, in modo cruento e sanguinario, anche Genova e la Liguria. Ce lo racconta il giornalista Enrico Alderotti nel suo ultimo libro "Cronaca dal Medioevo – Schiavi, pirati e templari nel Mediterraneo e in Liguria", da pochi giorni in libreria nella Collana Sestante della De Ferrari Editore. Dico ultimo perché Alderotti, cronista di lungo corso che fu per anni caporedattore centrale del "Secolo XIX" di Piero Ottone, se n'è andato giovedì 20 marzo all'età di 73 anni. Alderotti era uno di quei giornalisti da sempre appassionato di storia che, senza avere la pretesa di sostituirsi agli storici di professione, spiegava in modo semplice e chiaro gli avvenimenti che hanno determinato l'esistenza, e qualche volta anche i drammi, di intere popolazioni. Tanto è vero che nel prologo non esita a dedicare il suo libro ai giovani "nel tentativo di prenderli per mano, senza l'assillo dell'interrogazione". In altre parole, cercando di far loro apprezzare la storia come indispensabile strumento di conoscenza se si vuol comprendere la realtà che ci circonda.
Nel caso specifico, il libro ricostruisce anche come nacque lo scontro di civiltà tra islamici e occidentali, e cioè quando le armate arabe formate prevalentemente dai Selgiuchidi, un popolo di pastori di etnia turca, lasciarono le coste africane con l'esplicito obiettivo di sottomettere l'Europa. I saraceni, come allora erano chiamati i pirati barbareschi (dal greco "sarakenos" derivato dall'arabo "sarqiyin", cioè orientale) cominciarono la loro invasione nel 711 dalla Spagna, nell'827 approdarono in Sicilia, passarono quindi in Francia e nel 930 fu la volta della Liguria.
L'ordine di attaccare Genova venne dall'emiro Obeid, detto anche Miramolino, il quale inviò 130 galere al comando dell'ammiraglio Safian Ben-Kasim. Alderotti cita il racconto di Mariano Bargellini che nel 1870 pubblicò il libro "Storia popolare di Genova" nel quale venivano descritti i fatti che portarono al primo brutale attacco saraceno alla Superba. In quel periodo Genova era divisa in tre quartieri: il Castello, la Città propriamente detta e il Borgo di Pré. E gli abitanti erano tutt'altro che sprovveduti. Safian, confidando nel fatto che in Spagna l'invasione era stata piuttosto semplice, credeva che anche a Genova sarebbe stata una passeggiata. Ma si sbagliava. I genovesi, non appena avvertirono il pericolo, si barricarono dentro le mura e risposero all'attacco degli arabi colpo su colpo, causando gravissime perdite nelle file nemiche. Non solo. Una notte un commando rubò 17 navi agli invasori, una perdita tanto consistente che costrinse Sefian a levare le ancore e a veleggiare altrove. La flotta pirata restò per altri tre mesi nelle acque liguri, poi una forte burrasca arrecò nuovi danni convincendo l'ammiraglio a tornarsene in Africa. I saraceni ci riprovarono nel 934 e questa volta, pur avendo subito un'altra sconfitta, riuscirono a mettere Genova a ferro e fuoco facendo novemila prigionieri. E non fu l'ultima volta. Anche nel 936, mentre la flotta genovese si recava in Corsica per annientare una roccaforte saracena, i pirati arabi saccheggiarono per quattro giorni la Superba facendo schiavi donne e bambini. Si racconta che al loro ritorno i genovesi videro la loro città ridotta ad un mattatoio a cielo aperto e, resisi conto che gli arabi non potevano essere troppo distanti, si misero subito a inseguirli. Li trovarono nei pressi dell'isola dell'Asinara (ma Jacopo da Varagine dice nel nord della Sardegna) e la loro vendetta fu spietata. Infatti, presi alla sprovvista e ritenendo di essere ormai al sicuro, i pirati avevano allentato le loro difese. Per cui la furia dei genovesi li travolse in pieno. La rabbia era tanta che, dopo aver liberato i prigionieri, i genovesi passarono tutti i saraceni a fil di spada non risparmiandone neppure uno. Lo scoglio dove avvennero le esecuzioni da quel giorno venne chiamato "Mortorio".
è dunque così, con il gusto di far rivivere le antiche cronache di quei tempi passati, che Alderotti porta il lettore a conoscere storie ed episodi che hanno disegnato un'epoca. Ed è il suo ultimo regalo a chi lo ha seguito per tanti anni nella sua lunga carriera di giornalista e scrittore.

"Cronaca dal Medioevo – Schiavi, pirati e templari nel Mediterraneo e in Liguria" di Enrico Alderotti, De Ferrari Editore, 2008, pp. 223, ISBN 9788871728926, €22,00.

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