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DAL NOSTRO LETTORE SPECIALE

Il Codice da Vinci passa da Arenzano

Nel libro dello studioso Lorenzo Giacchero le sorprendenti analogie
tra l’antica Rensen e la francese Rennes
da cui prende le mosse il libro di Dan Brown.
Il tesoro ritrovato nella chiesa dedicata ai santi Nazario e Celso

di Rino Di Stefano

(Il Giornale, Domenica 6 Giugno 2010)

Rocca di Sion – Arenzano Templare – Rensen comme RennesIl mistero del “Codice da Vinci” passa dalla Liguria e, più precisamente, da Arenzano. Questo, almeno, è quanto afferma Lorenzo Giacchero nel suo libro “Rocca di Sion – Arenzano Templare – Rensen come Rennes” (HASTArenzano Edizioni), recentemente pubblicato con premessa e conclusione di Pier Nicolò Como e la consulenza araldica di Giuseppe Roggero. Giacchero, scrittore e studioso membro di HASTArenzano, Servizio studi, ricerca e memoria storica della città, ha già pubblicato altri volumi di carattere storico. Questa volta, però, si addentra in un sentiero quanto mai impervio, cercando di proporre al lettore tutte le similitudini che misteriosamente uniscono Rennes-le-Chateau, paesino francese alla falde dei Pirenei dove ha avuto origine l’intricata trama che ha permesso allo scrittore americano Dan Brown di scrivere il suo famosissimo best seller mondiale, con la cittadina rivierasca a Ponente di Genova. Giacchero non calca la mano, non cerca di convincere il lettore ad ogni costo, magari manipolando anche la ricerca storica. No, questo studioso, con fare molto garbato, mette sul piatto tutte le notizie in suo possesso, invitando chi legge a riflettere su quanto espone. E gli argomenti, a dire il vero, non mancano.
In sintesi, la tesi di Giacchero è la seguente: molti indizi lasciano pensare che tra il 1200 e il 1300 ad Arenzano vi fosse una colonia di cavalieri templari. I soldati di Dio, come erano chiamati gli affiliati al mitico ordine, posero le basi per la realizzazione della chiesa parrocchiale, tuttora esistente, dedicata ai Santi Nazario e Celso. I templari, infatti, erano particolarmente affezionati a questi due Santi e, dove potevano, facevano erigere chiese a loro dedicate. Per esempio, la chiesa parrocchiale da cui dipendeva quella intitolata a Santa Maria Maddalena in quel di Rennes-le-Chateau, era la chiesa dei Santi Nazario e Celso a Rennes-les-Bains.
Per chi non conoscesse la storia da cui è stata ricavata la trama del “Codice da Vinci”, occorre sapere che tutto iniziò nella seconda metà del 1800, quando l’abate François Bérenger Sauniere (1852-1917), parroco di Rennes-le-Chateau, cercando di restaurare la propria chiesa, scoprì due misteriose pergamene nascoste dentro una colonnina cava dell’altare. Il reale contenuto di questi documenti non è mai stato chiarito del tutto. Fatto sta che, cercando di farsi tradurre lo scritto da alcuni studiosi parigini, l’abate Sauniere diventò molto ricco, acquisì amicizie altolocate e pare che fosse entrato anche nelle grazie della più famosa cantante lirica dell’epoca, la soprano Emma Calvè, diventandone l’amante. Ma che cosa aveva scoperto di tanto importante questo oscuro parroco di un ignoto paesino di provincia, per assumere un ruolo di così grande rilievo? Secondo la leggenda popolare, nelle pergamene si parlava di Gesù Cristo che, salvatosi dal martirio sulla croce, sarebbe fuggito dalla Palestina via mare, raggiungendo con Maria Maddalena e Giuseppe d’Arimatea, ricco commerciante ebreo e suo seguace, le coste dell’attuale Provenza. Qui avrebbe poi procreato insieme alla Maddalena coloro che avrebbero fondato la dinastia dei re Merovingi. Di tutto questo, ovviamente, non esiste alcuna traccia storica. I primi a parlarne furono gli scrittori inglesi Baigent, Leight e Lincoln nel loro libro “Il Santo Graal” che, in aggiunta a una serie di documentari storici trasmessi dalla BBC, rese pubblica e internazionale la leggenda francese.
L’unica cosa certa è che il sacerdote chiamato al capezzale dell’abate Sauniere, ormai in punto di morte, gli rifiutò l’estrema unzione. Il corpo dell’abate, rivestito con un ricco mantello a nappe rosse, venne seduto su una poltrona e di fronte a lui passarono, e si inchinarono, una lunga serie di personaggi importanti, tra cui un principe di sangue reale. E ogni visitatore, per ricordo, si portò via una delle nappe del vestito.
E veniamo, dunque, alle similitudini con Arenzano. A parte tutta una serie di dettagli che farebbero pensare all’intervento templare sulla progettazione della chiesa parrocchiale (ad esempio, la pianta ottagonale a croce patente, cioè quella dei templari), nonché all’intitolazione della stessa, anche in questo caso si parla di un parroco che ha trovato un misterioso tesoro all’interno della chiesa, durante alcuni lavori di restauro. Solo che l’episodio avvenne oltre 150 anni prima, rispetto a Rennes-le-Chateau.
“Correva l’anno 1708 – scrive Giacchero – quando l’8 Maggio il reverendo curato Antonio Maria Guerra annotò sul suo diario, con le notizie della costruzione della nuova chiesa parrocchiale di Arenzano, quanto segue…”. E, con vero spirito di cronista, l’autore riporta testualmente quanto il curato Guerra aveva scritto. Per non tediare il lettore, visto che l’antica descrizione degli avvenimenti è piuttosto prolissa, sintetizzo. I primi a scoprire qualcosa di strano furono due operai, tali Bartolomeo e Gio Batta Vernazza, padre e figlio, che stavano costruendo le fondamenta della futura chiesa. Scavando, scoprirono due antiche sepolture e, da quel momento, per il curato tutto cambiò. La sua perpetua, Ambrosia Barbera, cominciò a essere perseguitata da “ombre” che la chiamavano. Spaventato dagli strani fantasmi, don Guerra ordinò che le ossa dei due cadaveri fossero rimosse e spostate in altro luogo. E fu allora, rimuovendo i resti, che venne alla luce il tesoro. Di che cosa fosse composto, e a quanto ammontasse il suo valore, non è dato sapere. Secondo il racconto di Don Guerra, vennero rinvenute numerose monete, lingotti d’oro, collane d’oro a maglie, numerosi anelli sempre d’oro, gemme e altro che non venne catalogato. Una parte del tesoro venne rubato dagli operai che lo avevano scoperto, i quali furono poi citati in  giudizio dallo stesso curato. Successivamente la vicenda si risolse con una quietanza di fronte al notaio Giacomo Repetto.
Giacchero a questo punto si pone delle domande: “Che tipo di tesoro era nascosto presso la chiesa parrocchiale di Arenzano? E chi ce l’aveva messo? E chi lo sapeva? E a quanto ammontava il suo valore? Un valore solo venale? E che fine aveva fatto quella parte che non s’è venduta?”.
Gli interrogativi, insomma, restano molti. Così come restano aperte, e senza risposta, tutte le altre somiglianze tra la vecchia Rensen e Rennes. Probabilmente, a ben vedere, la ricerca è solo all’inizio.

“Rocca di Sion – Arenzano Templare – Rensen comme Rennes” di Lorenzo Giacchero, HASTArenzano Edizioni, €14,00.

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