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DAL NOSTRO LETTORE SPECIALE

Giuseppe Oriana, ufficiale e gentiluomo

di Rino Di Stefano

(Il Giornale, Sabato 13 Settembre 2008)

Giuseppe Oriana, Ufficiale e GentiluomoLo scorso 8 settembre è stato celebrato il primo anniversario della scomparsa di uno degli uomini più illustri della Liguria contemporanea: l'ammiraglio di squadra e senatore della Repubblica Giuseppe Oriana. Questo nome forse dirà ben poco ai più giovani, ma dice invece molto, e apre una vita di ricordi, a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscere uno dei più stimati galantuomini che l'Italia abbia mai avuto. Ed è proprio per ricordare la figura di quest'uomo, che per 53 anni servì il suo Paese prima nella Marina Militare e poi nel Parlamento, che nel giugno scorso la “Rivista Marittima”, mensile della Marina Militare dal 1868, ha pubblicato il libro “Giuseppe Oriana, Ufficiale e Gentiluomo” di cui è autore il figlio Federico Filippo Oriana, attuale presidente del Comitato Regionale per le Comunicazioni (Corecom).
Si tratta, è bene precisarlo, di un libro nel quale Oriana racconta la vita del padre dalla difficile infanzia fino al vertice della Marina Militare e quindi all'elezione nel Senato della Repubblica, nelle file della Democrazia Cristiana. Un racconto frammentato da scritti dello stesso ammiraglio e da tutta una serie di documenti che tracciano passo passo il profilo di colui che fu, essenzialmente, un eccezionale servitore dello Stato.
Giuseppe Oriana nacque alla Spezia l'8 giugno 1915 da una famiglia di imprenditori e a soli undici anni ebbe la sua prima grave crisi esistenziale quando, a causa di una banale malattia, perse l'amatissima madre. Ci fosse stata la penicillina, il dramma non si sarebbe verificato. Ma erano tempi difficili. Il bambino comunque reagì male: abbandonò la scuola e per quattro anni si chiuse in se stesso. Soltanto a quindici anni, maturando il proprio dolore, decide di recuperare tutti insieme gli anni scolastici perduti. Il padre lo iscrive così al Regio Convitto Colombo di Genova dove prenderà la maturità classica e deciderà di entrare nell'Accademia Militare di Livorno per realizzare quello che era il sogno della sua vita: diventare ufficiale di Marina. Non sto a raccontare tutte le vicende vissute dal giovane Oriana perché sono molte e tutte mirabili. Tanto più se si pensa che il suo “apprendistato” di giovane ufficiale si svolse nel bel mezzo della seconda guerra mondiale. Dirò soltanto che si guadagnò una medaglia di bronzo sul campo e tre croci di guerra al valor militare. Voglio però riportare un episodio in cui si vede chi era veramente Giuseppe Oriana. Era l'agosto del 1941 e Oriana, giovane ufficiale, era imbarcato sul cacciatorpediniere Crispi, appena entrato nel porto del Pireo, ad Atene. La città era sotto il controllo dei tedeschi che, intenzionalmente, ne avevano affamato la popolazione. Letteralmente, gli ateniesi avevano pochissimo cibo, né potevano procurarsene causa l'oppressione tedesca. A bordo del Crispi, invece, i militari italiani avevano vettovaglie in abbondanza. Tanto che, ad un certo punto, i marinai organizzarono spontaneamente una raccolta di avanzi che ogni sera mettevano in due grossi bidoni e portavano, di nascosto dai tedeschi, in un ospizio di vecchi. Una sera, però, mentre era di guardia Oriana, i marinai vennero bloccati dai tedeschi e gli altri italiani a bordo, vedendo che i loro camerati erano in difficoltà, scesero a terra pronti a menare le mani contro i tedeschi. Anche perché, già da allora, racconta Oriana, tra i due gruppi non correva buon sangue. In pratica, si stava verificando uno scontro fisico tra militari alleati. Ciò che suscitò l'immediata reazione di Oriana fu che alla scena assisteva, impassibile, un tenente della Werhmacht che comandava il posto di guardia in porto. Oriana, che per inciso superava il metro e novanta di altezza e aveva un fisico in proporzione, si precipitò come una furia verso il tenente tedesco intimandogli di lasciar passare i suoi marinai. L'altro, freddissimo, gli rispose che aveva l'ordine di non stabilire contatti amichevoli con la popolazione, ed estrasse la pistola dalla fondina puntandogliela contro. Oriana, senza pensarci due volte, gli spostò la mano armata e disse ai suoi uomini di passare oltre il blocco. I marinai travolsero quindi lo sbarramento e caricarono i due bidoni su un carro che un vecchietto, come ogni sera, portava all'ospizio. I tedeschi non reagirono. La folla, invece, che dalla banchina aveva assistito alla scena, scoppio in un fragoroso applauso verso gli italiani. A quel punto i tedeschi caricarono i fucili e Oriana, rendendosi conto che poteva finire male, diede ordine ai suoi uomini di tornare a bordo. Ma non finì lì. L'indomani mattina Oriana tornò a terra per controllare gli ormeggi della nave e ad un certo punto sentì qualcuno dietro di lui. Si voltò e vide il tenente tedesco della sera prima che, guardandolo dritto negli occhi, gli tendeva la mano, senza dire una parola. Oriana capì e gliela strinse. Poi il tedesco si voltò e se ne andò. Era il riconoscimento al coraggio e al carattere dell'ufficiale italiano.
L'ammiraglio di squadra Giuseppe Oriana lasciò il servizio attivo all'età di 63 anni. Un anno dopo venne eletto senatore della Repubblica per l'ottava legislatura. E la sua carriera parlamentare, che lo vide protagonista di diverse iniziative a favore della Liguria, durò fino al suo 72esimo compleanno quando decise, dopo 53 anni al servizio dello Stato, di ritirarsi a vita privata. La morte lo colse nel sonno, a casa sua, l'8 settembre del 2007, all'età di 92 anni. Nelle sue ultime volontà chiese soltanto una cosa: di essere seppellito nella sua uniforme di ufficiale della Marina Militare Italiana. La Liguria non lo dimenticherà.

“Giuseppe Oriana, Ufficiale e Gentiluomo” di Federico Filippo Oriana, Rivista Marittima (Ministero della Difesa Editore), 2008, pp. 140.

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