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Ipocrisia e silenzio stampa
per nascondere il disastro
causato dall’euro-truffa

Anche l’Istat occulta l’arbitrario raddoppio dei prezzi

di Rino Di Stefano

(RinoDiStefano.com, Domenica 30 Settembre 2012)

Che la più grande truffa del secolo sia quella dell’euro, lo sanno tutti. I cosiddetti poteri forti, cioè coloro che gestiscono la finanza mondiale, hanno voluto la moneta unica per il proprio tornaconto. E hanno fatto passare l’operazione come un passo inevitabile verso l’unione economica e politica dell’Europa. Ce la siamo bevuta tutti e adesso ne paghiamo le amare conseguenze, perché le differenze contabili tra Paese e Paese sono venute tutte a galla. Il passo tenuto da una Germania rigorosa e puntuale non poteva certo essere praticato da nazioni che hanno approfittato dell’euro per raddoppiare i prezzi, congelando invece stipendi e pensioni. La Grecia e l’Italia sono in testa alla classifica, anche se altri, come la Spagna e il Portogallo, si trovano lo stesso in gravi difficoltà per ragioni strutturali di matrice diversa.
Quello che è peculiare, per parlare dell’Italia, è che si è registrata una netta alleanza tra destra e sinistra per cercare di non far emergere tutti i mali che ha provocato l’euro dal 2002 ad oggi. Nessun giornale ha avuto il coraggio di denunciare l’incredibile aumento di prezzi e tariffe dovuto alla proditoria equivalenza di un euro uguale a mille lire. Un euro dovrebbe valere 1936,27 lire: perché dimezzarne il valore per raddoppiare i prezzi al consumo, e non solo? La stampa, voce degli interessi industriali del Paese, è rimasta assolutamente silente. Così come sono rimasti del tutto zitti sindacati, partiti e associazioni di consumatori. Perché i sindacati non hanno denunciato il raddoppio dei prezzi, che tagliava della metà il potere d’acquisto degli stipendi e delle pensioni? Perché nessuno ha detto che il costo degli immobili è raddoppiato, inducendo dunque le banche a concedere mutui di doppio valore rispetto a quelli che venivano concessi al tempo della lira? Perché tutto questo silenzio? La cosa più sconcertante adesso viene dall’Istat che, prendendo in considerazione il periodo 2002-2012, cioè i dieci anni in cui l’euro ha distrutto l’Italia, ci dice candidamente che in questo periodo l’inflazione media annua è stata del 2,1 per cento, con un picco del 4 per cento registrato nel periodo luglio 2007-luglio 2008, e un valore medio, toccato nell’agosto scorso, del 3,1 per cento. Per cui, in sostanza, gli indici nazionali dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati, si possono tranquillamente definire nella norma. Peccato, però, che nel frattempo la stragrande maggioranza dei prezzi e delle tariffe sia semplicemente raddoppiata. Per cui, quel misero 2,1 per cento annuo dovrebbe aggiungersi a quel misterioso, e non registrato ufficialmente, 100 per cento di raddoppio di beni e bollette.
E’ tutto qui il dramma di questo Paese. L’Italia, che da sempre si nasconde dietro un velo di ipocrisia, fa finta che i prezzi al consumo siano aumentati in ragione del 2,1 per cento l’anno, ben sapendo che a quella cifra si deve aggiungere il 100 per cento avvenuto dal 2002, punto più o punto meno. Tutti fanno finta di non sapere che un appartamento che prima valeva 200 milioni di lire, oggi costa 200 mila euro. Cioè il doppio. Così come fanno finta di non vedere che l’automobile che prima si comprava con 20 milioni di lire, oggi costa 20 mila euro. Cioè il doppio. Chiudendo poi gli occhi al ristorante, dove prima pagavano un conto di 40 mila lire a persona, quando nel conto si trovano 40 euro a persona. Cioè il doppio. E così via, in una lunga e interminabile lista di beni che implicherebbero un raddoppio anche di stipendi e pensioni, come è appunto avvenuto in Germania. Peccato, però, che in Italia stipendi e pensioni siano rimasti esattamente quelli che erano, tradotti fino all’ultima lira in ragione di un euro = 1936,27 lire. Poi ci stupiamo quando apprendiamo che abbiamo i salari più bassi d’Europa a fronte di un sistema fiscale che non ha eguali, come ingordigia, nel resto del mondo.
Certamente il premier Monti ci ha dato una diversa credibilità all’estero, rispetto a quella che avevamo prima di lui. Il professor Mario Monti è serio, si presenta bene e parla le lingue. Quello che avevamo prima faceva parlare di sè per ben altre ragioni… Tuttavia il sistema usato da Monti, cioè aumentare ogni tipo di tassa fino al massimo del vampirismo fiscale, non necessitava della perizia e della cultura di un ex rettore della Bocconi. E che ci voleva ad aumentare in modo indiscriminato ogni tipo di balzello e di accise, portando il Paese sulla soglia della povertà e dell’indigenza? Adesso si parla di ripresa, di rilancio dell’economia? Ma dove sono? Qui, ormai, non abbiamo più gli occhi per piangere e non si vede un solo provvedimento in grado di far uscire l’Italia dalla recessione. Inoltre, come se non bastasse, l’autorità per l’energia concede di mese in mese aumenti per luce e gas, ben sapendo che milioni di persone non sono più in condizioni di mettere insieme il pranzo con la cena.
Val la pena, a queste condizioni, di continuare a restare nella zona euro? Val la pena di costringere il Paese a morire d’inedia per poter affermare che ormai siamo “economicamente al sicuro”? Per quanto banale possa sembrare, è il caso di dire che la cura ha funzionato, ma il paziente è morto.
La cosa più spassosa è che adesso Monti, in vista delle prossime elezioni politiche, manifesti, bontà sua, la concessione di essere disponibile per un altro mandato, ma senza candidarsi. In altre parole, è come se dicesse: “Se mi volete, dovete rieleggermi Presidente del Consiglio senza che io passi attraverso il voto popolare”. Insomma, un secondo governo dei professori in barba a qualunque regola della democrazia.
Sarebbe come voler dire che in questo Paese non ci sia un solo politico appena presentabile. Non che una simile affermazione sia tanto lontana dal vero, ma almeno proviamoci. Che il voto dia ad una precisa coalizione politica il mandato di governare questo Paese nel rispetto della Costituzione. Anche perché, se è vero l’antico detto “beato il Paese che non ha bisogno di eroi”, ancor meglio dovrebbe essere quello che recita “beato il Paese che non ha bisogno di professori”. Che ognuno si assuma le proprie responsabilità.

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