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La proposta di Loretta Napoleoni

Una sola via d’uscita:
tornare alla vecchia lira

Soltanto lasciando l’euro
l’Italia potrà sperare di rilanciarsi
e di ristrutturare la propria economia.
Prima che sia troppo tardi…

di Rino Di Stefano

(RinoDiStefano.com, Domenica 10 Giugno 2012)

Le banconote della liraC’è una sola ed unica soluzione per uscire dalla crisi economico-finanziaria che ci sta riducendo in miseria, tornare alla lira. Detta così, nel pieno di un periodo che sarebbe difficile immaginare più travagliato, può sembrare un’enormità. Riportare tutti i prezzi alla lira, cambiare ancora una volta la moneta di corso corrente e reimpostare il rapporto di cambio con le valute degli altri Paesi, dà l’impressione di una controrivoluzione della quale non si riuscirebbe a prevedere gli sviluppi. Ma come? Abbiamo fatto tanto per avere la moneta unica europea e adesso buttiamo tutto all’aria, come se niente fosse? La risposta è sì. A lanciare l’idea è stata Loretta Napoleoni, l’economista e saggista italiana, diventata nota in campo internazionale per i suoi studi sull’economia legata al terrorismo. Partecipando in diretta da Londra alla trasmissione televisiva “In mezz’ora” di Lucia Annunziata domenica 10 giugno, la Napoleoni ha detto con molta chiarezza che soltanto un ritorno alla lira potrebbe far superare all’Italia lo stato di gravissima crisi economica che la sta letteralmente distruggendo. “Non esistono più destra e sinistra – afferma Loretta Naopoleoni – esistono soltanto l’elite del denaro e la gente comune”. In altre parole, una ricchissima oligarchia che condiziona con le sue scelte tutte le popolazioni europee, infischiandosene delle loro legittime esigenze. Non solo. In queste condizioni, più si andrà avanti e peggio sarà. Anche perché questi signori, per mantenere i rapporti di bilancio secondo i parametri da essi stessi stabiliti, ci chiederanno sempre di più. E il risultato non potrà essere che un ulteriore e drammatico impoverimento. Addio classe media e addio al benessere che ci siamo conquistati con decenni di sacrifici e sviluppo. L’euro, di fatto, è stato una rovina senza precedenti per la nostra economia. Tanto più che ha favorito quella che possiamo definire, senza alcun dubbio, la madre di tutte le truffe: la riduzione del cinquanta per cento del potere d’acquisto delle famiglie italiane. Guardiamoci in giro: ignorando il valore effettivo dell’euro a 1936,27 lire, di fatto è stato permesso che un euro corrispondesse a mille lire. E in un colpo solo stipendi e pensioni sono stati dimezzati senza che nessuno protestasse. La truffa è stata L'economista Loretta Napoleonidecisa a tavolino con il consenso di destra e sinistra. Da un giorno all’altro sono raddoppiati i prezzi dei beni di consumo, degli alimentari, delle utenze energetiche, delle tariffe e degli immobili. E mentre l’Italia si ritrovava sulla soglia di una povertà inaspettata, nessun giornale e mezzo d’informazione lanciava il grido d’allarme. Anzi, in tutte le redazioni i giornalisti sono stati diffidati dal toccare quel tasto. Doveva apparire che l’ingiustificato aumento fosse qualcosa di naturale, di inevitabile. Mentre la grande industria, le banche, le assicurazioni e i colossi immobiliari raddoppiavano i propri capitali, la gente normale non riusciva più ad arrivare a fine mese. Persino l’Istat, da sempre dipendente dagli organi di governo, si lasciava andare dicendo che le famiglie italiane avevano perduto potere d’acquisto per alcuni striminziti punti di percentuale. Dimenticando, opportunamente, quel 50 per cento di riduzione che già avevano subito.

Certo che, se tornassimo alla lira, in un colpo solo tutti vedrebbero gli incommensurabili danni che ha provocato l’euro. Se gli attuali prezzi venissero rapportati in lire, ognuno si accorgerebbe all’istante degli aumenti siderali subiti dai beni di consumo in questi ultimi anni. Altro che piccole percentuali: qui ci troveremmo di fronte a cifre più che doppie rispetto al passato. E tutto questo lasciando fermi al palo salari e pensioni.

Come se tutto questo non bastasse, ci tocca sentire anche Obama che, in odor di “trombatura” elettorale, adesso non trova di meglio che lanciare appelli contro l’Europa, sostenendo che deve fare di più e meglio, altrimenti anche gli Stati Uniti potrebbero subirne i contraccolpi. Un momento, signor presidente: ma chi ha fatto scoppiare questo immane caos mondiale? Forse si è dimenticato che la catastrofe in cui siamo piombati si deve alla politica economica perseguita dall’amministrazione Bush, cioè da quell’illustre incapace del suo predecessore, che ha ritenuto di finanziare la guerra al terrorismo abbassando il costo del denaro. Generando, quindi, una bolla speculativa così ingente e di proporzioni mondiali da mettere in seria crisi l’intero sistema capitalistico  nel suo insieme. Dunque, una crisi interna al sistema e non esterna, con l’inconfondibile e indelebile marchio “Made in USA”.

Certamente sarebbe un errore identificare l’inetto Bush junior con tutti gli Stati Uniti. Ma non si possono neanche subire i sermoni di Obama che trova il tempo per farci lezioni di economia spicciola, dimenticando il danno che il suo collega texano ha provocato tanto a noi quanto a tutto il mondo.

Le banconote dell'euroA prescindere da tutto questo, adesso la cosa più sensata è cercare di uscire da questa situazione. Farlo per vie normali è praticamente impossibile. Non abbiamo né i mezzi, né un piano B.

Ragionando, però, vediamo tutti che l’unione politica dell’Europa è soltanto un miraggio irraggiungibile. Abbiamo provato a fare l’unità economica, ma a guadagnarci è stato soltanto il grande capitale, e quindi i poteri forti, a detrimento delle popolazioni. Poniamo una fine a tutto questo: dal momento che, per adesso, la politica la facciamo ancora andando a votare, neghiamo il nostro voto a chi continua ad ergersi a difesa di questa oligarchia e dei suoi assai poco chiari interessi. Mandiamoli a casa! Scegliamo qualcuno che ci permetta di tornare alla nostra moneta nazionale, mandando a casa i partiti che rappresentano gli interessi di chi ci vuole poveri e affamati. E che le formazioni politiche presenti in Parlamento stiano in campana: non possono più sperare di ottenere voti se non si decidono a fare sul serio, senza se e senza ma, gli interessi di questo Paese. Non se ne può più e non c’è più tempo: riscopriamo razionalmente e senza tentennamenti la strada politica più adatta per riprendere il cammino dello sviluppo. Questo non significa uscire dalla UE, bensì prendere atto del fallimento dell’unione monetaria europea. Non ha funzionato, tutto qui. Adesso cerchiamo di non aggiungere danno al danno, prendendo altre decisioni sbagliate. Vie d’uscita diverse non ce ne sono e non se ne prospettano nemmeno per l’immediato futuro.

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