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Alla fine degli anni Settanta in Florida
una potente organizzazione religiosa legata all'estrema destra americana cerca
clandestinamente tossicodipendenti ed omosessuali per un misterioso esperimento
scientifico. Quando un giovane archivista e un professore ne vengono casualmente
a conoscenza, le loro vite vengono sconvolte da un'impressionante serie di omicidi.
A nulla valgono le rivelazioni di una splendida creola che, per amore, cerca
fino all'ultimo di smascherare i killer. Neanche una drammatica fuga da una
città all'altra per sottrarsi all'invisibile nemico risparmierà
le loro esistenze in un continuo susseguirsi di colpi di scena. E intanto un
terribile morbo che gli scienziati chiamano Aids comincia a diffondersi negli
Stati Uniti e nel mondo facendo migliaia di vittime. Fino a quando un uomo non
decide che è venuto il momento della vendetta...
Da come si può intuire, questo libro nasce con l'idea di raccontare una versione
romanzata dell'evoluzione dell'Aids negli Stati Uniti, dove il morbo si è sviluppato
per la prima volta. Al tempo in cui io ero studente di college in Florida (dal
'73 al '77) nessuno conosceva questa terribile malattia. In quegli anni nei
campus americani la polemica principale riguardava lo spinello e le droghe leggere:
fumare o non fumare? Mai più si poteva immaginare quale tremenda piaga stesse
per abbattersi sulla società americana e sul mondo, a partire proprio dai giovani.
Infatti, secondo i dati internazionali raccolti dalla Commissione Nazionale
per la Lotta contro l'Aids (Ministero della Sanità) tutto cominciò nel giugno
del 1981 quando cinque giovani americani risultarono contemporaneamente colpiti
«da una nuova malattia, una malattia acquisita o per esposizione a un agente
infettivo sconosciuto o come conseguenza di un comportamento o stile di vita»
. Insomma, quei ragazzi erano tutti maschi e omosessuali. In seguito si dirà
, anche per non addossare agli Stati Uniti
l'intera
paternità del contagio, che milioni di persone erano già state contagiate nel
mondo dal nuovo virus. Ma non era così . Il virus venne isolato solo nel maggio
del 1983 dai ricercatori dell'Istituto Pasteur di Parigi (Barré-Sinoussi-Montagnier)
che lo chiamarono LAV (Lympho-adenopathy Associated Virus). L'anno dopo invece
l'americano Robert Gallo del National Cancer Institute di Bethesda isolò l'HTLV
III (Human T Cell Lymphotropic Virus Type III). Successivamente la comunità
scientifica accertò che il LAV francese e l'HTLV III americano erano varianti
di un medesimo virus che il Comitato Internazionale per la Tassonomia dei Virus
ha ufficialmente definito HIV (Human Immunodeficiency Virus).Il vero problema
è che fino ad oggi nessuno è riuscito a scoprire da dove è saltato fuori questo
virus killer e come mai è diventato tremendamente attivo soltanto in questi
ultimi vent'anni. Se non vogliamo spiegare tutto con la fede (secondo il compianto
cardinal Siri «l'Aids è un castigo di Dio»), non resta che indagare con i mezzi
forniti dalla ragione. Un contributo a capire l'evoluzione del virus negli Stati
Uniti ci viene da Vittorio Zucconi, corrispondente di «Repubblica» dagli Stati
Uniti, che lunedì 5 febbraio 1996 ha pubblicato sul suo giornale un interessante
articolo titolato «Aids, tutto cominciò così» , seguito dal catenaccio (e cioè
dal sottotitolo) «Vent'anni fa la tragedia del Paziente Zero» . Da quel bravo
giornalista che è, Zucconi racconta come negli Stati Uniti gli scienziati siano
riusciti a risalire a un individuo, tale Gaetan Dumas, un assistente di volo
di 26 anni nativo di Quebec, in Canada, che nel 1981 aveva al suo attivo qualcosa
come tremila rapporti sessuali con uomini di ogni tipo. Fu proprio lui il primo
paziente colpito da Aids, fu il primo a morire per il Sarcoma di Kaposi e fu
sempre lui il primo veicolo di infezione negli Stati Uniti. Prendendo
questi avvenimenti come base narrativa, vi si poteva costruire sopra
un romanzo che tenesse fedelmente conto di quella che è stata la realtà di questa
epidemia negli Stati Uniti durante gli Anni Ottanta. Ed è quello che ho fatto.
Gli accesissimi contrasti politici che portano gli americani a odiarsi su questi
temi, sono una verità fin troppo tristemente provata e assolutamente impensabile
per noi italiani e europei. Vi propongo due esempi concreti tratti dalle cronache
dei giornali americani. Il primo è quello del medico abortista Barnet A. Slepian
che è stato assassinato a colpi di pistola nella cucina di casa sua mentre un
mattino faceva colazione con moglie e figli. Il secondo riguarda lo studente
gay Mattew Shepard, massacrato letteralmente a botte da un gruppo di coetanei
a Laramy, nel Wyoming, e poi appeso ad uno steccato come monito per quelli come
lui. Il mio romanzo cerca dunque di ricostruire l'ipotetica attività di una
setta estremista che vuole fare piazza pulita di gay e drogati inoculando un
virus letale a individui opportunamente selezionati. Di più non vi dico. Spero
che la lettura sia al livello delle vostre aspettative.
La versione inglese del libro è stata pubblicata nel Luglio 2008 negli Stati Uniti e nel mondo da Amazon, presso il cui sito è acquistabile.
"SOLUZIONE VIRALE", Editoriale Tipografica De Ferrari, Collana Oblò, Anno 2000, Pagg. 220, ISBN 88-7172-307-4, € 13,00
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Ecco la recensione dell'Ansa pubblicata sulla rete internazionale il 16/01/2001: NEWS/ROMANZIERE GENOVESE STRIZZA L'OCCHIO A CHANDLER (Ansa) - Genova, 16 Gen - La storia comincia in un college della Florida e finisce nel cimitero di Chicago: tra la prima e l'ultima pagina si fa una abbuffata di vita violenta 'made in Usa', si corre col fiato sospeso da un grattacielo di Atlanta ad un alberghetto in Virginia, circondati da personaggi disperatamente coinvolti in una catena senza lieto fine, in una trama sempre emozionante e mai banale. Il romanzo di Rino Di Stefano "Soluzione Virale" (De Ferrari Editore) è un animatissimo giallo dove i cadaveri abbondano e i cattivi sono troppo forti e troppo organizzati per lasciar vincere (e vivere) i buoni. In uno scenario americano ricco di riferimenti cronistici e di dettagli colorati (la caccia agli alligatori o la cena con stufato di serpente a sonagli) si viene subito coinvolti in una vicenda dal vivace stile narrativo: la chiave di tutto sta in un orribile "progetto scientifico" a danno di omosessuali e tossicodipendenti di cui casualmente vengono a conoscenza un archivista e un professore, obbligati a lottare contro un nemico invisibile e spietato. Aspiranti eroi, poliziotti corrotti, donne dall'amore facile: muoiono tutti e alla fine muore anche la speranza di scoprire i colpevoli. Rino Di Stefano, giornalista genovese, si è ispirato per questo romanzo ai racconti di un amico americano: e si è divertito a strizzare l'occhio a Raymond Chandler. |
(Il Giornale, Domenica 27 Luglio 2008)
Solo
una semplice casualità. In quell'ascensore, con un uomo colpito da infarto
e la sua borsa in cui si imbatte un giovane archivista ficcanaso. Troppo, accidenti
a lui. Ed è già thriller, quello di «The
Viral Solution» (ed. Amazon) di
Rino Di Stefano, nelle librerie americane dal 26 giugno scorso, traduzione di
quel «Soluzione virale» uscito in Italia nel 2000 per i tipi di
De Ferrari. Plot degno di Chandler, storia in corsa, fiato sul collo, un omicidio
via l'altro e personaggi risucchiati nell'intreccio, a sballare strategie e
tradurre azione, necessaria, folle, estrema, sul refrain di un «dovere»
a costo della vita. Il tutto per tutto, nella Florida anni ’70, nella
deriva vietnamita, all'ombra del Watergate. Carte segrete su un esperimento
scientifico che un'organizzazione religiosa legata all'estrema destra americana
ha messo a punto per eliminare tossicodipendenti e omosessuali.
La versione romanzata dell'Aids in crescita esponenziale negli USA, che Di Stefano
arrangia in quello stile d'oltreoceano a ridosso dell'intimismo. Forse uno dei
motivi per cui il libro sbarca negli States: «Anche - conferma l'autore - La
storia è ambientata in America e affronta tematiche proprie di questa società.
Droga e omosessualità lì sono argomenti di scontro politico e rappresentano
un male sociale. Regge l'ipotesi che degli estremisti pensino a come liberarsene».
Luoghi, tempi, tutto maledettamente reale: «Ho studiato lì in quegli anni e
da giornalista ho scritto il libro come fosse una cronaca. Quanto accade è assolutamente
logico. Dal punto di vista dei cattivi... Certo. Se uno è scomodo deve sparire».
E gli eroi dove stanno? «Non ci sono eroi, l'archivista e il professore si ritrovano
nella stessa storia senza averla cercata, sono persone normali che hanno a che
fare con una situazione non romanzata». Niente lieto fine american style, con
milioni di contagiati di Aids. «Sembra vincere il male, ma non è così perché
l'FBI alla fine costringe l'organizzazione religiosa ad una contromossa». Pagine-azioni,
prossimamente su questi schermi? «Perché no? Spedirò il libro ai produttori
di Hollywood, se piace potrebbe diventare film».
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