Dal nostro lettore speciale
Il giornalista-scrittore genovese Alberto Rosselli
come Roberto Saviano, autore di «Gomorra»
Qualcuno non ha gradito il suo saggio storico sull'olocausto
per mano dei Turchi nel lontano 1915
Lingua / Language: Italiano - English
(Il Giornale, Domenica 23 Novembre 2008)
Roberto
Saviano non è l'unico scrittore ad essere stato minacciato di morte
per aver scritto un libro. Anche a Genova abbiamo un caso di questo genere.
È pur vero che il giornalista napoletano, per sua stessa ammissione,
non aveva valutato appieno le conseguenze della pubblicazione del suo libro
“Gomorra”. E dopo, soltanto dopo, si è reso conto a sue spese
che il prezzo del successo era rinunciare alla vita, sotto scorta 24 ore su
24, con la costante paura di finire un giorno nel mirino della pistola di un
camorrista. In Liguria, invece, abbiamo un altro scrittore che, occupandosi
da sempre di storia, mai più pensava di suscitare una reazione del tipo
Saviano solo per essersi occupato del dramma di un popolo avvenuto nell'ormai
lontano 1915 in quel di Turchia: il massacro di un milione e mezzo di armeni
in Anatolia. Secondo la Convenzione dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni
Unite, quello sterminio “è da considerarsi come il primo genocidio
del XX secolo”. Ed è proprio su questi fatti, accertati da più
fonti storiche, che il giornalista-scrittore genovese Alberto Rosselli ha scritto
il libro “L'olocausto armeno”, pubblicato dall'Editoriale
Solfanelli di Chieti. Il volume, 96 pagine di piccolo formato con un costo di
7,50 euro, vuole essere la testimonianza di come il piano di eliminazione di
un intero popolo, non era soltanto il prodotto della politica attuata dal “sedicente
partito progressista dei Giovani Turchi, ma traeva le sue profonde origini dalle
antiche e mai del tutto sopite contrapposizioni tra la maggioranza musulmana
turco-curda e la minoranza cristiana armena”. Rosselli, da buon cronista
storico, si limita a riportare ciò che avvenne in quei terribili anni.
E dice, per esempio, che lo sterminio dei cristiani anatolici è già
stato riconosciuto dal governo d'Israele nel 1994, dai Parlamenti russo,
bulgaro e cipriota nel 1995, dal Vaticano e dal Parlamento Europeo nel 2000.
Fatti accertati, dunque, e certamente nessun particolare mistero rivelato. Soltanto
un'accurata e ampia ricostruzione delle vicende storiche che ha portato
l'Europa a imporre “il riconoscimento del genocidio da parte di
Ankara” quale condizione imprescindibile per l'integrazione turca
nella UE.
“Il libro – racconta Rosselli – uscì nel 2007. Dopo
alcuni mesi cominciai a ricevere a casa telefonate minacciose, sia nei mie riguardi,
sia verso mia moglie. Voci sempre diverse ci dicevano che eravamo dei bastardi,
che ci avrebbero ucciso e così via. E alle telefonate seguirono anche
messaggi dello stesso tono via e-mail. A quel punto mi recai in Questura a denunciare
il fatto, ma fu inutile. Pare, infatti, che le telefonate vengano dall'estero,
così come le e-mail. In pratica, mi suggerirono di lasciar perdere e
di non dare un peso eccessivo alla cosa. Il punto è che questi signori
rivelano di conoscere perfettamente le mie mosse e quelle di mia moglie. Sanno
persino che ho un cane e come si chiama. E questo può significare solo
una cosa: da un anno mi controllano da vicino”.
La situazione che più ha spaventato Rosselli è avvenuta sabato
27 settembre, cioè il giorno in cui a Sabbazia, amena cittadina sul lago
di Bracciano, in Lazio, stava ricevendo il Premio letterario internazionale
Archè, proprio per il suo libro “L'Olocausto Armeno”.
L'anno prima aveva vinto lo stesso premio per il saggio “Sulla Turchia
e l'Europa”. Quel pomeriggio, mentre si trovava in un albergo della
zona, una voce con accento straniero lo ha chiamato al telefono della stanza
e ancora una volta lo ha minacciato di morte, coprendolo di insulti. L'ultima
volta in cui ha ricevuto queste minacce è stato domenica 26 ottobre,
sul suo cellulare, mentre si stava recando a Palazzo Tursi per partecipare al
dibattito organizzato dal senatore Enrico Musso (Pdl) sul progetto del sindaco
Marta Vincenzi di costruire una moschea a Genova.
Ma che cosa dice di tanto sconvolgente il libro di Rosselli perché il
suo autore venga minacciato di morte da terroristi internazionali? Nulla che
non sia già stato accertato in sede storica. Per esempio, racconta di
quando, già nel biennio 1894-1896 le milizie ottomane, affiancate da
quelle curde, rasero al suolo 2500 villaggi armeni sterminando circa 300mila
persone tra uomini, donne, vecchi e bambini. Sempre nel 1896 il sultano Abdul
Hamid ordinò quella che è passata alla storia come la “strage
di Urfa”. Le milizie del sultano costrinsero circa 3mila armeni terrorizzati
a rifugiarsi nella locale cattedrale, alla quale poi diedero fuoco, causando
la morte di tutti i fedeli. Non contenti, rapirono anche 100mila donne e costrinsero
un egual numero di cristiani a convertirsi all'Islam. Ma il genocidio
vero e proprio, racconta Rosselli, fu progettato nel 1913 quando il comitato
centrale dei Giovani Turchi “pianificò il genocidio attraverso
la messa a punto di un'efficiente struttura paramilitare, L'Organizzazione
Speciale (OS), coordinata da due medici, Nazim e Shakir”. In un intervento
del 25 marzo 1915, il dottor Nazim, segretario esecutivo del comitato, disse:“La
Jemiet (Assemblea) ha deciso di salvare la madrepatria dalle ambizioni di questa
razza maledetta (gli armeni) e di prendersi carico di cancellare questa macchia
che oscura la storia ottomana. La Jemiet, incapace di dimenticare tutti i colpi
e le vecchie amarezze, ha quindi deciso di annientare tutti gli armeni viventi
in Turchia, senza lasciarne vivo nemmeno uno, e a questo riguardo è stata
data al governo ampia libertà d'azione”. Il primo eccidio
avvenne il 24 aprile 1915 quando 500 esponenti del Movimento Armeno vennero
incarcerati e strangolati col fil di ferro. In un rapporto del 1917 l'ufficiale
medico tedesco Hans Stoffels riferì di avere osservato a Mosul (Irak
settentrionale) interi villaggi armeni con migliaia di corpi in decomposizione.
“I bambini – racconta – precedentemente violentati, sodomizzati
e torturati nei modi più orrendi”. Poi inventarono “l'utile
combustione”: i prigionieri armeni venivano buttati vivi dentro le caldaie
delle locomotive per fornire energia addizionale ai mezzi. L'ultimo sterminio,
racconta sempre Rosselli, avvenne nel 1922 a Smirne, quando il nuovo regime
repubblicano di Kemal Ataturk, che continuava a negare il massacro, fece uccidere
circa 100mila civili greci e armeni.
“L'Olocausto Armeno” di Alberto Rosselli, Editoriale Solfanelli, 96 pagine, Euro 7,50.
lettorespeciale@rinodistefano.com
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Dopo l'articolo del Giornale sulle minacce
al genovese autore di «L'olocausto armeno»
(Il Giornale, Venerdì 12 Dicembre 2008)
Da qualche giorno il telefono di Alberto Rosselli, autore del libro «L'olocausto
armeno» (Edizioni Solfanelli), non smette di suonare. In seguito alla
pubblicazione della recensione del suo volume sulle pagine dell'edizione ligure
del Giornale, i media di mezza Europa hanno cominciato a cercarlo per saperne
di più sulle minacce di morte che ha ricevuto, e che continua a ricevere,
soltanto per aver raccontato come nei primi anni del Novecento un milione e
mezzo di cristiani armeni vennero massacrati dalle truppe islamiche turco-curde.
Uomini, donne, vecchi e bambini: l'intera popolazione dell'Anatolia, colpevole
soltanto di essere cristiana in una terra circondata da una maggioranza musulmana,
venne barbaramente sterminata nei modi più efferati. Rosselli, che nel
suo lavoro ha descritto minuziosamente quanto accadde in quegli anni, dal 2007
è nel mirino di presunti estremisti turchi che a qualunque ora del giorno
e della notte lo chiamano a casa, sul cellulare e ovunque si trovi, minacciandolo
di tagliare la gola a lui e a sua moglie. E la storia ha cominciato a fare il
giro del mondo.
«In questi giorni mi hanno chiamato la BBC di Londra, il quotidiano francese
Le Figarò, la redazione nazionale di Sky, la Radio Vaticana e Il Foglio
- dice Rosselli - Lunedì 8 dicembre, per esempio, l'Armenian Television,
un'emittente di Stato, ha trasmesso un servizio sul mio caso, citando il vostro
articolo. Tutto è cominciato dopo quella pubblicazione. Per circa una
settimana quasi silenzio. Sono stato contattato soltanto da qualche amico e
conoscente. Poi, improvvisamente, la notizia è stata ripresa da numerosi
siti Internet, che hanno pubblicato per intero la recensione. è stata
una catena. Proprio di queste ore è la notizia che la Federazione Europea
degli Armeni, mercoledì 3 dicembre, ha presentato al Parlamento Europeo
di Bruxelles un rapporto nel quale, citando quanto avete scritto voi, ha accostato
il mio nome a quello del giornalista turco Dogan Ozguden e del professor Ronald
Monsch, anche loro minacciati da estremisti turchi, per aver parlato pubblicamente
del genocidio degli armeni. So per certo che, fino ad oggi, l'articolo è
stato tradotto in inglese, turco e armeno. Ad esempio, c'è stata una
pubblicazione integrale sul quotidiano on line L'Italo-Europeo, un giornale
di cultura e approfondimento in italiano e inglese, diffuso in tutti i Paesi
europei. Ma è arrivato anche Oltreatlantico. In Canada è stato
pubblicato dal Corriere Italo-Canadese, mentre negli Stati Uniti è apparso
in inglese su un giornale armeno. Insomma, questa storia ha avuto una diffusione
che davvero non mi aspettavo».
Secondo Rosselli, a fare da cassa di risonanza all'articolo del Giornale è
stata soprattutto la Comunità Armena di Roma che, subito dopo aver saputo
della pubblicazione, ha diffuso immediatamente il testo in tutti i suoi canali
mediatici. Uno dei primi a riportare l'articolo è stato il sito Zatik
dell'Associazione Amicizia Italo-Armena, subito seguito da Wikipedia, Thema
Notizie, Storia Libera, Rarika-Radice Blogspot e tanti altri ancora.
Senza contare le varie pubblicazioni, quotidiane e periodiche, che in qualche
modo hanno riportato la notizia un po' ovunque, come ha fatto appunto la britannica
BBC.
«Forse - spiega Rosselli - è stato l'effetto Saviano che ha innescato
tutto questo interesse. Anche se, devo dire, il punto centrale è un problema
di politica internazionale, quale l'ingresso della Turchia in Europa. L'Unione
Europea ha posto ad Ankara, come condizione imprescindibile per l'integrazione
della Turchia, il riconoscimento del genocidio da parte di Ankara. Riconoscimento
che, detto per inciso, non è ancora avvenuto. Non più tardi di
martedì 2 dicembre, l'eurodeputata olandese Ria Oomen-Ruijten, del Partito
Popolare Europeo, ha presentato la versione provvisoria del suo rapporto 2008
sulla Turchia alla Commissione degli Affari Esteri del Parlamento Europeo. Ed
è un fatto oggettivamente significativo che questa presentazione sia
avvenuta tardivamente e davanti ad una sparuta platea di eurodeputati, conosciuti
per il loro appoggio incondizionato alla Turchia, oltre a qualche giornalista
dell'Anatolia. L'interesse, voglio dire, non è al massimo livello. E
il non voler riconoscere l'olocausto armeno, non fa altro che peggiorare la
posizione turca nei confronti dell'Europa».
A questo proposito, c'è poi la questione dei Diritti dell'Uomo e della
libertà d'espressione che, mentre sono considerati di primaria importanza
in Europa, non altrettanto si può dire che lo siano in Turchia. Infatti,
sempre secondo fonti della Ue, «la libertà d'espressione e la libertà
di stampa non sono sempre pienamente protetti in Turchia», anche perché
non sono pochi i giornalisti che vengono perseguitati per le loro idee (come,
appunto, Dogan Ozguden). Inoltre, spesso, siti Internet scomodi vengono oscurati
a discrezione del governo turco.
Ed è proprio in questo contesto che si inserisce il caso dello scrittore
genovese Alberto Rosselli che, tra l'altro, continua regolarmente a ricevere
minacce di morte. «Le più fastidiose sono quelle notturne - ammette
- Verso le due o le tre, il telefono suona e dall'altra parte qualcuno mi dice
che mi ammazzerà. Alcune volte, poi, chi parla non conosce bene l'italiano,
per cui si fa anche fatica a comprendere le parole. Certo è che le voci
sono sempre diverse. Non so quanto sul serio io debba prendere questi episodi,
ormai così ricorrenti; però il dubbio che, tra tanti balordi,
ci possa essere anche qualche estremista particolarmente pericoloso, c'è.
E sono preoccupato soprattutto per mia moglie».
In seguito alla pubblicazione sul "Giornale" dei miei articoli sulla vicenda di Alberto Rosselli, è iniziata tutta una serie di espressioni di solidarietà all'autore genovese, a partire dagli enti pubblici. Nel Consiglio comunale di Genova il consigliere Gianni Bernabò Brea (La Destra) ha chiesto al Comune di esprimere solidarietà a Rosselli per le minacce subite dagli estremisti turchi. Nel Consiglio Regionale della Liguria, Gianni Plinio, capogruppo di An, e Matteo Rosso, consigliere di FI, hanno sottoscritto un ordine del giorno per manifestare solidarietà allo scrittore genovese. Agli Stati Generali di Varazze del PDL (12-13 Dicembre 2008), il professor Mario Bozzi Sentieri dell'Associazione culturale "Merito", ha presentato un documento-esposto sul caso Rosselli nel quale si denuncia "il silenzio della stampa e delle televisioni genovesi e la disattenzione del PDL, che evidentemente non ha colto la gravità delle minacce nei confronti di un libero giornalista italiano ed il 'valore politico' della vicenda". La denuncia è stata subito accolta dall'On. Mario Borghezio, europarlamentare della Lega Nord, che in data 16 dicembre 2008 ha presentato un'interrogazione scritta al Parlamento Europeo, a Bruxelles, sul caso Rosselli. Successivamente, martedì 23 dicembre 2008, il professor Enrico Musso, senatore genovese del PDL, ha portato il caso Rosselli nel Parlamento italiano, con un esposto scritto in Senato nel quale chiede "al Ministero dell'Interno se intenda adottare nuovi provvedimenti o disporre accertamenti approfonditi sul caso di Alberto Rosselli".
Da notare, come ha scritto "Il Giornale" in data 24 dicembre 2008, che la notizia del caso Rosselli, ripresa da numerosissimi media stranieri e tradotta in diverse lingue, non è mai apparsa su neanche uno degli altri quotidiani pubblicati a Genova. Forse, se Rosselli fosse stato uno scrittore vicino alla sinistra, questo silenzio non sarebbe stato tanto assordante.
R.D.S.