Dischi volanti luminosi e presunti «incontri ravvicinati
del terzo tipo»
che dal 1978 al 1980 hanno coinvolto decine di persone e il paese di Torriglia
Questa sera su Italia 1 alle 22 il programma sarà interamente dedicato alla misteriosa storia dell'ex metronotte
(Il Giornale, Martedì 27 Febbraio 2007)
Via
Feltre, dove sono gli studi che producono la trasmissione «Il Bivio»
di Enrico Ruggeri, è nel cuore di Milano, a due passi da piazza Udine.
Arrivando in auto, la prima cosa che notiamo è una folla che si accalca
nell'entrata principale. Come più tardi ci spiegherà un ispettore
di produzione, sono le persone che fanno parte del pubblico. Il custode alla
sbarra non ci fa storie. «È il protagonista», gli sussurra l'ispettore
facendoci da battistrada. E in effetti con me nell'auto c'è Piero Zanfretta,
cioè il personaggio cui Ruggeri ha dedicato una delle sue trasmissioni.
Zanfretta zoppica, e si aiuta con un bastone, a causa di un recente incidente
sul lavoro. Insieme a noi viaggia anche Elisa Nerva, la responsabile delle pubbliche
relazioni della De Ferrari Editore che ha pubblicato la terza edizione del mio
libro "Il Caso Zanfretta, la vera storia di un incredibile fatto di cronaca".
Ci hanno detto che durante le riprese saranno presenti alcuni giornalisti delle
testate accreditate da Mediaset e lei è lì per incontrarli.
Zanfretta è ormai un veterano degli studi televisivi. Da quando le sue
avventure sono diventate note a livello mondiale, è stato ospite in decine
di programmi in Italia e all'estero. Ma sempre e solo per rispondere alle domande
di chi lo voleva in trasmissione. Come ci tiene a specificare, non ha mai guadagnato
nulla dalla sua popolarità e per vivere si arrangia come può lavorando
al Piccolo Cottolengo Don Orione di San Fruttuoso, a Genova.
L'ispettore ci scorta fino agli studi televisivi. Appena entriamo, ci accorgiamo
di essere in un grande capannone suddiviso in tanti piccoli locali dove si svolge
il lavoro dello studio. È tutto un brulichio di persone. Alcune ragazze
vanno avanti e indietro con una specie di registro dove annotano i nomi delle
persone che devono partecipare al programma. Due ragazzi domandano ai presenti
chi vuole passare dalla sala trucco per una «ritoccatina». Nell'atrio,
subito dopo la porta d'ingresso, la produzione ha preparato un rinfresco a base
di pizzette e focacce.
Il primo a venirci incontro è Ade Capone, l'autore del programma su Zanfretta.
È lui che lo ha scritto così come ha diretto la fiction girata
sull'Appennino ligure per ricostruire le vicende del metronotte più noto
d'Italia. E la prima persona che Capone ci presenta è proprio Ruggeri.
Di altezza leggermente superiore alla media, fisico asciutto e sorriso cordiale,
Ruggeri è simpatico così come appare in video. Probabilmente è
la sua comunicativa naturale ad averlo portato al nuovo ruolo di conduttore
televisivo, nonostante l'indubbia bravura come cantante.
Ci fanno vedere anche il nostro camerino dove potremo riporre i giacconi. Sulla
porta c'è un cartello che dice a grossi caratteri: «Zanfretta,
Il Bivio». Ma a lui, al protagonista, quello spazio non serve. Nonostante
il clima rigido, fuori ci sono tre gradi scarsi, indossa un semplice giubbottino
di pelle su una maglietta bianca a maniche corte, aperta sul davanti. Dice che
ha caldo...
Inoltre non vuole star fermo. Quel piccolo locale lo soffoca, preferisce girare
per gli studi. Fuori troviamo anche Emy Balbi, membro della sezione genovese
del Centro Ufologico Nazionale. Emy aveva seguito la storia di Zanfretta fin
dagli inizi ed è stata intervistata nella fiction. Anche lei è
una degli ospiti. Mentre parliamo tra di noi in attesa di essere chiamati, arriva
una faccia conosciuta. È Alessandro Cecchi Paone, noto conduttore televisivo
e adesso anche professore universitario. Dal momento che è una star della
televisione, si presenta come tale. Arriva su una lunga ed elegantissima Jaguar
amaranto, veste un impeccabile completo nero dal quale fa capolino una camicia
di seta, nera anche quella, aperta sul collo. Ma non si dà arie. Porge
la mano a tutti, saluta ed è educato. Come più tardi verrò
a sapere, è stato chiamato in quanto dovrebbe fare da controparte scientifica
al caso Zanfretta.
Giunge infine il momento di accomodarsi sul set. Prima fanno firmare a ognuno
una liberatoria per l'uso dell'immagine televisiva. Poi ci sediamo. Lo studio,
come si può vedere anche dagli schermi di casa, è composto da
un grosso palco circolare sollevato di circa un metro da terra. Tre scalini
per salire. Sotto c'è il meccanismo che fa muovere alcune grosse pale
ovali fissate al palco, formate da una cornice di acciaio sulla quale è
saldata una rete. Ruotando su se stesse, provocano un interessante gioco di
luci che ha un forte effetto scenico. Il pubblico, invece, è seduto sulle
due ali davanti al palco. Di fronte, infatti, c'è la gabbia di vetro
dove ad un certo punto viene fatto accomodare il protagonista della serata.
Tutto intorno al palco corre un tunnel trasparente dal quale passerà
l'auto del destino, e cioè il prototipo di Giugiaro su cui il protagonista
sale se accetta il cambiamento che il programma gli propone.
Gli ospiti sono fatti accomodare nella prima fila a destra del palco. Su ogni
sedia c'è il nome dell'ospite. Poi ci chiamano uno per volta per fissare
il radiomicrofono nel quale si parlerà. Alla fine entra Ruggeri. Blu
jeans, giacca sportiva su scarpe casual, si muove con assoluta naturalezza sul
palco. E finalmente arriva Zanfretta, zoppicando. Per esigenze di scena gli
mettono da parte il bastone. Così si siede accanto a Ruggeri al centro
del palco. Non c'è niente di istrionico in Ruggeri quando inizia a parlare
con l'ex metronotte e si fa raccontare la sua vita: figlio del gestore di un
piccolo circo, nasce dopo che la madre ha partorito sei coppie di gemelli. Lui,
il tredicesimo, nasce solitario e i genitori, oltre al nome di Piero, gli aggiungono
quello di Fortunato. «Ma la sfiga - aggiunge lui - ha avuto il sopravvento».
E quello che gli è capitato, aggiunge, lo dimostra.
A quel punto Ruggeri dà il via alla fiction e sui sei grandi schermi
che si trovano ai bordi del palco, tre per parte, cominciano a fluire le immagini
della sua vita: Zanfretta bambino, Zanfretta militare, Zanfretta metronotte.
Quando alla fine si arriva alla storia degli Ufo, iniziata nel dicembre del
1978 e conclusasi ufficialmente nell'agosto del 1980 (anche se lui sostiene
che ebbe altri incontri fino all'agosto 1981) si entra nel vivo della questione.
E Ruggeri passa la parola agli ospiti.
La giornalista Adriana Fonzi Cruciani (che mi confesserà di non essere
affatto giornalista, ma continuano a definirla così) cerca di dare spazio
a tutti. Il primo a sbilanciarsi è il biologo parmense Giorgio Pattera
che agli Ufo ci crede. Cecchi Paone, premettendo che ha il massimo rispetto
per Zanfretta, fa comunque osservare che l'essere mostruoso di cui lui parla
nei suoi incontri, potrebbe essere un uomo infagottato in una tuta Nbc, e cioè
un indumento di tipo militare per proteggersi da attacchi nucleari, biologici
e chimici.
Io entro nella discussione quando Zanfretta dice di avere nel retro del cranio
un impianto che gli sarebbe stato messo dagli alieni. Cecchi Paone chiede le
prove, dove sono le cartelle cliniche che dimostrano l'evidenza di quell'impianto,
e io gli faccio osservare che nel libro sono riportati, integralmente, tutti
gli esami clinici fatti da Zanfretta, compresa la perizia psichiatrica (che
lo ha giudicato sano di mente) e le radiografie al cranio, fino al 1980. E da
quegli esami risulta che Zanfretta non aveva nessun corpo estraneo nella testa,
almeno fino a quella data.
Il mio libro venne pubblicato in prima edizione nel 1984. Tuttavia negli anni
successivi egli si sottopose ad altri esami clinici e altre radiografie, ma
i referti per qualche misteriosa ragione sparirono. L'unico sistema per accertare
se, in effetti, quell'impianto è ancora presente sarebbe dunque di sottoporre
Zanfretta ad una Tac o ad una risonanza magnetica. Ma l'interessato, dopo essersi
sottoposto per oltre dieci anni a ogni tipo di accertamento clinico, adesso
vuole essere lasciato in pace e non intende recarsi in alcun ospedale.
Non vado oltre perché non voglio rovinarvi il piacere di assistere alla
puntata del «Bivio» di questa sera (su Italia 1 alle 22) anticipando
i colpi di scena che il programma riserva. Dico solo che mi sento dalla parte
di Cecchi Paone quando chiede prove scientifiche da chi cerca di contrabbandare,
spesso a buon mercato, misere realtà terrestri per fantasmagoriche favole
spaziali.
A fine trasmissione abbiamo scoperto che i giornalisti che ci erano stati annunciati,
non c'erano affatto. Il set del Bivio, infatti, è off limits ai cronisti
per evitare indesiderate fughe di notizie. Io sono stato un'eccezione quale
ospite e autore del libro sul caso di cui si parlava. E hanno contato sulla
mia serietà per evitare che si sapesse anzitempo cosa succede nel programma.
Nei limiti che la mia professione mi impone, ho cercato di rispettare la fiducia
che mi è stata accordata.
Uscendo, ho notato che i miei due compagni di viaggio per ragioni diverse erano
un po' abbacchiati. Elisa Nerva, infatti, non aveva trovato i giornalisti delle
testate nazionali che avrebbe dovuto incontrare. E Zanfretta, invece, non aveva
gradito più di tanto le richieste di prove lanciate a più riprese
da Cecchi Paone. Ho cercato di fargli osservare che nessuno si può aspettare
di essere creduto se rivela verità sconvolgenti che non sono avvalorate
da alcuna prova. Ma lui, ostinatamente, e devo dire anche con gran dignità,
continua ad affermare che verrà un giorno in cui potrà dimostrare
la verità delle sue affermazioni. Gli ho allora fatto notare che è
da ventotto anni che continua a dire così e ad aspettare che i suoi amici
alieni tornino per riprendersi la sfera che gli avrebbero lasciato. Ma il tempo
passa e non succede nulla. «Si vedrà», ha tagliato corto
quando a tarda sera l'ho lasciato a San Fruttuoso nei pressi del Piccolo Cottolengo
Don Orione. E zoppicando, lentamente, mi ha dato le spalle e si è avviato
verso la camera dove trascorre la sua esistenza aiutando gli anziani ricoverati
nell'istituto.
La produzione ha cambiato la scaletta del programma del cantante che stasera sarà a Sanremo
Un «duetto» tra Cecchi Paone e una «aliena» di Milano ha ridicolizzato lo sviluppo del racconto
(Il Giornale, Giovedì 1 Marzo 2007)
Non
è sfuggito ai quasi 4 milioni di telespettatori (picchi del 16% di share)
che martedì sera hanno seguito il programma «Il Bivio» su
Italia 1 che la trasmissione, volutamente, ha usato il pretesto del caso Zanfretta,
l'ex metronotte protagonista di una misteriosa storia ufologica, per buttarla
sul ridicolo puntando sul «duetto» tra Alessandro Cecchi Paone,
che difendeva l'indagine scientifica, e Simona Sibilla, una signorina
dalle evidenti velleità sceniche che per l'occasione diceva di
essere un'aliena e di vedere i cavalli che volano. Che cosa c'entrava
questa farsa con il caso Zanfretta? Assolutamente nulla, ovviamente. Se non
la voglia di fare spettacolo a buon mercato, evitando di affrontare seriamente
il dramma di un uomo che, a causa di questa storia di Ufo e metronotte, ha avuto
la vita rovinata perdendo il lavoro, la famiglia e spesso anche il rispetto
del prossimo.
Ma vediamo cosa è accaduto realmente dietro le quinte del «Bivio»
visto che, purtroppo, quel pomeriggio di giovedì 1 febbraio, quando è
stato registrato il programma, c'ero anch'io tra gli ospiti.
Secondo l'accordo con Ade Capone, autore del programma, la trasmissione
avrebbe dovuto affrontare tutti i risvolti del caso Zanfretta. Si parla dunque
di una serie di episodi che dal 1978 al 1980 lo ha visto involontario protagonista
di presunti incontri con esseri alieni che, alla fine, gli avrebbero affidato
una sfera dentro la quale ci sarebbe una piramide immersa in un fluido blu.
Sottoposto a ripetute ipnosi, a Genova dallo psicoterapeuta dottor Mauro Moretti
e a Milano dal professor Rolando Marchesan, Zanfretta non è mai caduto
in contraddizione. Neppure quando ha voluto farsi iniettare il Pentotal, il
siero della verità, o quando è stato esaminato dal professor Cesare
Musatti, il padre della psicanalisi italiana. Sottoposto inoltre per dieci anni
a continui esami clinici, perizia psichiatrica compresa, è sempre risultato
perfettamente in grado di intendere e di volere, nonché di esercitare
la sua professione di guardia giurata.
Durante la trasmissione, quindi, si è parlato di questo. Gli ospiti,
oltre a me, convocato in quanto autore del libro «Il Caso Zanfretta, la
vera storia di un incredibile fatto di cronaca», pubblicato in prima edizione
nel 1984 e giunto adesso alla terza edizione con De Ferrari Editore, c'erano
Emy Balbi, rappresentante del Centro Ufologico Nazionale per Genova, il biologo
Giorgio Pattera della Asl di Parma, Alessandro Cecchi Paone, un tizio che affermava
di aver fotografato una specie di orrido gnomo (e che per questo era stato denunciato
dai carabinieri in quanto lo consideravano un falso) e l'«extraterrestre»
meneghina Simona Sibilla.
Abbiamo parlato tutti. La non-giornalista Adriana Fonzi Cruciani (quando le
ho chiesto perché non mi dava del tu, visto che tra colleghi si usa così,
mi ha risposto: «Ma io sono dottore in legge!», allora ho lasciato
perdere) ha presentato ognuno di noi in trasmissione. Pattera, ad esempio, sosteneva
che nell'universo ci potrebbero essere diversi tipi di alieni. E ha avuto
un battibecco con Cecchi Paone. Lo hanno tagliato. La Balbi ha parlato di come
era Zanfretta ai primi tempi. È stata tagliata anche lei. Io ho citato
le testimonianze che hanno accompagnato il caso, le indagini dei carabinieri,
il fascicolo aperto dalla Procura di Genova su quella storia, la drammatica
notte di quattro guardie giurate sulle alture di Torriglia alla ricerca di Zanfretta.
Era la notte tra il 2 e il 3 dicembre 1979 e i quattro viaggiavano su due auto.
Improvvisamente da una nuvola ferma in cielo (avete capito bene, proprio una
nuvola) si sono accesi due fari la cui luce colpì i veicoli, bloccandoli
all'istante. I quattro metronotte, comprensibilmente impauriti, sono scesi.
Il loro capogruppo, Giovanni Cassiba, comandante delle guardie giurate dell'Istituto
Val Bisagno di Genova, ha estratto la sua pistola d'ordinanza e ha fatto
fuoco contro i fari nel cielo. Scaricato il tamburo, ha preso la pistola di
un altro metronotte, e ha continuato a sparare fino a quando non ha esaurito
i proiettili. A quel punto i fari si sono spenti, le auto hanno ripreso a funzionare
e la «nuvola» si è allontanata in direzione di Genova.
Una delle quattro guardie giurate rimase molto più impressionata delle
altre. L'uomo era terrorizzato e, scusando l'espressione, se la
fece letteralmente addosso. Non solo. La sua mente in qualche modo restò
sconvolta. E poco tempo dopo, nessuno seppe mai spiegarsene il motivo, neppure
la stessa moglie, si chiuse in camera da letto, si puntò la pistola alla
tempia e schiacciò il grilletto. Non ho mai inserito questa storia nel
mio libro perché nessuno può avere la certezza di che cosa sia
avvenuto nella mente di quell'uomo e se, in effetti, quel suicidio fosse
correlabile all'episodio sui monti. Ma accadde. Ebbene in trasmissione
ho raccontato di quella notte sui monti. Così come ho avuto un continuo
scambio di battute con Cecchi Paone sull'argomento della serata, ma tutto
è stato tagliato.
Così, per chi guardava, gli ospiti presenti in studio sono stati soltanto
Cecchi Paone, l'«extraterrestre» e l'uomo dal presunto
gnomo di terracotta. Anche le inquadrature sono state fatte in modo che di quella
prima fila, appunto la fila degli ospiti, si vedessero soltanto queste persone.
Perché? Per quale recondita ragione la produzione del «Bivio»
ha scelto questa impostazione? La risposta più semplice è che
eliminando le persone intervenute per parlare proprio del caso Zanfretta, si
lasciasse spazio allo show che l'«extraterrestre» aveva intenzione
di imbastire con l'appoggio dell'amico Antonio Urzi (quello che
urlava dalla fila dietro) il quale, ma guarda un po', spiega Ade Capone,
è un impiegato di Mediaset.
È ovvio, infatti, che parlando di cavalli che volano e di una signorina
che tutti i giorni usa fare colazione, pranzo e cena con gli «alieni»,
anticipando che presto i suoi compari marziani si faranno vedere nel cielo di
Milano (perché è lì che lei abita), il telespettatore viene
sviato dall'argomento principale e pensa «sono tutte fregnacce».
Personalmente nemmeno sotto tortura qualcuno mi farebbe dire che gli extraterrestri
di Zanfretta sono reali. Ma solo perché non li ho visti e non esistono
prove concrete sulla loro esistenza. Questo, però, nulla toglie al fatto
che quest'uomo ha avuto la vita distrutta da un'esperienza del tutto
indesiderata. E solo per questo merita rispetto. Ma far diventare questa storia
umana una barzelletta trash, come ha fatto «Il Bivio», è
davvero inaccettabile.
Versione completa de "Il Bivio" depurata dal trash lunedì 16 alle 23.30 su Italia 1
(Il Giornale, Venerdì 13 Luglio 2007)
I produttori del programma televisivo "Il Bivio" di Enrico Ruggeri
ci ripensano e ritrasmettono la puntata del caso Zanfretta nella sua forma più
seria, e cioè senza tutto quel "trash" che ha fatto insorgere
migliaia di telespettatori in tutta Italia. È la prima volta nella storia
della televisione che un programma viene "rifatto" su pressione
del pubblico. L'edizione rinnovata della puntata del Bivio andrà
in onda lunedì 16 alle 23,30 su Italia 1 e si potranno vedere gli interventi
in studio fatti dagli ospiti invitati proprio per parlare delle misteriose avventure
con presunti alieni sulle alture di Genova da parte di colui che ormai è
l'ex metronotte più famoso d'Italia, appunto Pier Fortunato
Zanfretta.
La nuova versione del Bivio, tuttavia, non è affatto casuale. Essa nasce
invece dall'accordo firmato tra la Quadriotivù, società
che produce il programma per conto di Mediaset, e il giornalista Rino Di Stefano
(autore del libro "Il caso Zanfretta – La vera storia di un incredibile
fatto di cronaca", De Ferrari Editore) che aveva aperto un'azione
legale contro la Quadriotivù per aver alterato i contenuti del programma
nella prima versione andata in onda nel febbraio scorso. Infatti in quell'occasione,
nonostante in fase di registrazione del programma nello studio vi fossero stati
diversi interventi tra Alessandro Cecchi Paone, Rino Di Stefano, il biologo
Giorgio Pattera e l'ufologa Emy Balbi, nella versione finale mandata poi
in onda, questi interventi erano spariti ad eccezione di una specie di show
improvvisato tra Cecchi Paone e una signorina che sosteneva di vedere alieni
tutti i giorni. Appunto quel genere di cose che ha fatto definire trash, cioè
spazzatura mediatica, il programma a migliaia di persone ovunque nel Paese.
Si è arrivati al punto che l'e-mail del Bivio è stata presa
d'assalto da una marea di messaggi di protesta che hanno mandato in tilt
la sua posta elettronica. Contro Il Bivio si schierarono non solo le riviste
specializzate in temi ufologici, ma anche decine di siti web che gridarono allo
scandalo per il modo in cui Italia 1 aveva trattato l'argomento. E non
furono poche le attestazioni di simpatia nei riguardi di Zanfretta che davanti
alle telecamere si era limitato a raccontare con molta dignità e senza
ostentazione la storia che gli aveva rovinato la vita.
Da qui l'accordo tra Di Stefano e Quadriotivù per ristabilire la
verità sulla puntata, così come era stata registrata, evitando
l'aggiunta di scenette tanto disdicevoli quanto negative per la serietà
con cui lo stesso Ruggeri si è distinto conducendo il programma. Tra
l'altro proprio in questi giorni il cantante-conduttore ha pubblicato
per Rizzoli il suo libro "Quante vite avrei voluto" inserendo 21
storie tratte dal Bivio. Ovviamente, visti i risvolti legali che ha avuto il
caso Zanfretta per la sua trasmissione, Ruggeri non ha ritenuto di inserire
anche la storia dell'ex metronotte nel volume. Anche se, a detta degli
stessi produttori, il caso Zanfretta è quello che più ha fatto
alzare l'indice di ascolto del programma portandolo ad un inedito 16 per
cento.
Come chi vedrà la trasmissione potrà notare, a prescindere dal
fatto se l'ex metronotte abbia realmente incontrato esseri provenienti
da altri mondi, ciò che più allarma in tutta questa vicenda non
è la sua personale testimonianza dei fatti, quanto piuttosto quella di
numerose altre persone che, coinvolte per diversi motivi nella storia, hanno
vissuto esperienze a dir poco incredibili seguendo Zanfretta. È il caso
dei suoi ex colleghi che ancora oggi, a quasi trent'anni di distanza da
quei giorni, conservano nella memoria il vivido ricordo di un grosso disco volante
luminoso che vola sopra le loro teste. E qualcuno ne fu veramente atterrito.
Così come è rimarchevole anche la testimonianza di Antonio Nucchi,
ex maresciallo dei carabinieri oggi in pensione, autore dell'inchiesta
giudiziaria che venne svolta proprio sulle vicissitudini notturne di Zanfretta.
Adesso, davanti alle telecamere del Bivio, Nucchi racconta che non solo trovò
52 persone che affermarono di avere visto volare a bassa quota un grosso disco
volante luminoso nei luoghi e nel momento in cui si svolgeva la storia di Zanfretta
(tra i testimoni c'era anche il sindaco di Torriglia, Giuseppe Cevasco)
ma anche egli stesso fu tra i testimoni. All'epoca dei fatti i suoi superiori
gli dissero di tacere e Nucchi ubbidì. Oggi, in pensione, Nucchi rivela
che una sera, mentre si trovava in compagnia della moglie e di una coppia di
amici, vide insieme agli altri, a una distanza di poche decine di metri, un
grosso oggetto discoidale che si librava nell'aria davanti a loro. Il
disco volante ruotava leggermente su se stesso e dopo alcuni minuti si allontanò
velocissimo scomparendo alla loro vista.
Che cosa accadde dunque tra il 1978 e il 1980 a Torriglia? Probabilmente nessuno
lo saprà mai e il caso Zanfretta resterà per sempre un affascinante
mistero irrisolto.
R.G.
Pagine correlate:
"NON SIETE ESSERI UMANI..." Per vedere il filmato originale (54 minuti circa) dell'ipnosi
regressiva |