Il DC-9 Itavia esploso nel 1980
ad Ustica fu colpito
dal razzo di un “jet nemico”

di Rino Di Stefano


Lingua / Language: Italiano - English

Quello che segue fu il primo articolo pubblicato a livello nazionale in Italia nel quale si diceva senza mezzi termini che il DC-9 Itavia esploso nel 1980 nel cielo di Ustica fu abbattuto dal missile di un caccia militare. Il giorno in cui venne pubblicato, a due anni dal disastro, suscitò subito un mare di polemiche e in Parlamento furono immediatamente presentate sette interrogazioni per chiedere al Governo come mai gli italiani non erano stati informati di ciò che gli esperti inglesi e americani avevano scoperto. Perfino Luzzati, il presidente della commissione nominata dal ministero dei Trasporti per scoprire la verità, dovette indire una conferenza stampa per spiegare le ragioni del suo silenzio. E la Rai, costretta dall'opinione pubblica che voleva sapere, fu obbligata ad acquistare il programma della BBC e a trasmetterlo in prima serata cercando però di minimizzarne il contenuto. Infine il 10 gennaio 2007 la strage di Ustica si è chiusa senza nessun colpevole quando la prima sezione penale della Cassazione ha assolto con formula piena i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, processati per alto tradimento nell'ambito del disastro avvenuto il 27 giugno 1980, dichiarando inammissibile il ricorso della Procura generale e rigettando anche il ricorso presentato dal Governo. Con la bocciatura dei ricorsi, quindi, si chiude dopo 27 anni il processo penale della strage di Ustica. L'idea era di togliere ai familiari delle vittime anche la possibilità di poter chiedere in sede civile il risarcimento dei danni morali. Ma non è andata così. Il 12 settembre 2011 la terza sezione civile del Tribunale di Palermo, retta dal giudice Paola Protopisani, ha condannato lo Stato a risarcire con 100 milioni di euro i parenti delle 81 vittime della strage di Ustica "per aver ostacolato l'accertamento della verità". In particolare, il Ministero della Difesa dovrà pagare 500 mila euro a ogni gruppo familiare delle vittime "per l'azione di depistaggio compiuta". Il resto del risarcimento dovrà essere versato dal Ministero dei Trasporti per non aver garantito la sicurezza del DC9 Itavia e per aver occultato notizie e documenti attraverso "depistaggi e distruzione di atti". Questa sentenza diventa così il primo piccolo passo verso l'obiettivo giustizia nella strage di Ustica, uno dei tanti misteri irrisolti della storia d'Italia.

(Il Giornale, Venerdì 27 Agosto 1982)

Secondo un'inchiesta internazionale condotta unitamente da esperti inglesi e americani, il DC-9 dell'Itavia di linea tra Bologna e Palermo esploso nel cielo di Ustica 15 secondi prima delle ore 21 di venerdì 27 giugno 1980 con 81 persone a bordo, fu abbattuto da un missile aria-aria radiocomandato partito da un aereo da caccia.
I risultati dell'inchiesta, che non lasciano dubbi circa la meccanica del disastro, sono stati resi noti nel corso del programma televisivo "Panorama" trasmesso sul primo canale della BBC britannica alle ore 20,30 di lunedì 26 luglio. Tom Mangold, il giornalista che ne ha curato la realizzazione, ha tracciato un ampio quadro della vicenda mettendone in luce tutti quegli aspetti che non sono mai stati resi noti all'opinione pubblica italiana.
Infatti, mentre in Inghilterra nessuno ha più dubbi sul "come" il DC-9 è esploso, nel nostro Paese ufficialmente le inchieste aperte dalla magistratura e dal ministero dei Trasporti sono ancora in alto mare. I due responsabili, rispettivamente il giudice Giorgio Santacroce di Roma e Carlo Luzzati, direttore dell'aeroporto di Alghero, preferiscono rendere note le loro conclusioni soltanto quando le due inchieste arriveranno allo stadio finale.
In attesa vediamo a quali conclusioni sono arrivati gli esperti stranieri. Risulta, prima di tutto, che Luzzati nei mesi scorsi si è recato a Londra presso il prestigioso Rarde (l'Istituto reale per la ricerca e lo sviluppo dei sistemi d'arma) per far esaminare delle teste di rivetti estratte dai sedili e dai corpi di alcuni passeggeri. Dal momento che la fusoliera dei DC-9 è rivettata dall'interno, risulta evidente che i rivetti sono stati scagliati verso gli occupanti la carlinga a causa di un'esplosione esterna al velivolo.
Luzzati,inoltre, ha fatto esaminare agli esperti inglesi anche alcuni frammenti di metallo, pure questi estratti dai cadaveri recuperati in mare, che con assoluta certezza non facevano parte dell'aereo. I tecnici italiani hanno trovato ulteriori prove che escludono l'ipotesi di una bomba. Nei sedili sono stati recuperati alcuni pezzetti di plastica provenienti dalla zona del vano riservato all'equipaggio, subito dietro la cabina di pilotaggio. è questo il punto ove l'esplosione è avvenuta; in un locale,dunque, dove ben difficilmente un terrorista poteva sistemare un ordigno.
E non è tutto. Un frammento di cristallo rinvenuto in un corpo dimostra, secondo Douglas Higgs, direttore del Rarde, che l'esplosione è avvenuta certamente fuori dal DC-9 in quanto quel cristallo faceva parte del piano di protezione interna di uno degli oblò, ed è scoppiato in direzione dei passeggeri.
Ma la notizia più sensazionale si è avuta quando Luzzati e la sua equipe si sono trasferiti a Washington per far esaminare i nastri registrati dal centro di controllo radar di Roma, un po' prima e un po' dopo il disastro del DC-9. I nastri sono stati presi in consegna dal ministero del Trasporto aereo statunitense che li ha affidati all'ingegner John Macidul.
Ciò che ha scoperto Macidul ha distrutto la già debole ipotesi della bomba e ha invece confermato che ben altra è stata la causa. Il tecnico americano ha infatti scoperto tre tracce radar vicino al DC-9. La prima appare dietro e sulla destra dell'aereo un minuto e 34 secondi prima dell'esplosione; la seconda appare dopo 29 secondi e a solo 15 miglia dal velivolo; la terza, invece, viene 12 secondi dopo l'esplosione, a circa 5 miglia e mezzo sulla destra del DC-9.
Macidul, che fra l'altro è un ex pilota da caccia dell'Usaf, non ha avuto il benché minimo dubbio ad ammettere che quelle tre tracce sono i movimenti di un unico oggetto volante. Nel suo rapporto ufficiale l'ingegnere ha così concluso: "Un oggetto non identificato ha attraversato l'area dell'incidente da ovest a est con una velocità molto elevata e approssimativamente nello stesso spazio di tempo in cui è accaduta la disgrazia. L'aereo e l'oggetto non identificato erano separati da alcune miglia al momento dell'incidente. In quel momento, secondo quanto risulta dalle informazioni radar, l'oggetto non identificato (che si trovava a ovest dell'area dell'incidente), stava venendo fuori dal sole e si dirigeva nella direzione dell'aereo che si trovava di fronte al sole, in direzione dell'oggetto".
Forte di questi dati, Macidul non ha avuto esitazione a confermare che "l'oggetto non identificato" di cui ha parlato nel suo rapporto fosse nient'altro che un moderno caccia militare di cui, però, si ignora l'identità.
La Nato, intuito il pericolo di un'eventuale accusa, si è premurata di smentire qualunque manovra nello spazio aereo e nel momento in cui il DC-9 è esploso. Né, d'altra parte, ci sarebbe bisogno di difendersi se il caccia sconosciuto fosse stato casualmente nei pressi del jet. Rimane dunque l'unica ipotesi possibile: un attacco volontario con la precisa intenzione di abbattere l'aereo di linea. è possibile che una enormità di questo genere possa essere accaduta?
La domanda è stata rivolta a John Transue, già direttore del settore aereo del ministero della Difesa americano e attualmente consigliere del Pentagono, dove ha il suo ufficio. Considerando tutti i dati forniti dal radar (altezza, velocità, distanza relativa, velocità di un missile, raggio ottimale di fuoco) Transue è arrivato a queste semplici deduzioni:
1) L'oggetto non identificato ha tutte le caratteristiche di un moderno caccia militare.
2) La sua procedura di avvicinamento al DC-9 è identificabile come una classica manovra di attacco.
3) Nel momento in cui il caccia si è portato vicino al DC-9 ha lanciato un missile che è esploso sulla parte destra dell'aereo di linea.
4) L'attacco è stato deliberato. Questo tipo di missili aria-aria sono del tipo a guida radar. Per spararne uno, il pilota deve centrare l'obiettivo con il suo fascio radar e guidare il missile fino a quando non ha colpito il segno. Per fare questo il pilota è impegnato per tutta la durata del volo del missile, e cioè da 30 a 40 secondi. Ciò, ovviamente, elimina l'ipotesi dell'incidente.
A questo punto è lecito porsi due domande: chi può essere stato l'autore di una simile efferatezza? Perché il governo italiano, sapendo tutto questo, ha sempre taciuto? Alla prima è difficile rispondere. L'inchiesta accenna a un possibile atto di terrorismo libico, anche se Gheddafi si è prudentemente messo al riparo smentendo anche lui le voci accusatrici.
Per quanto riguarda invece il silenzio del governo, vecchio o nuovo che sia, non ci sono giustificazioni o scuse. Anche questa volta il portare alle lunghe un'inchiesta assai sgradita, ha tutta l'aria di voler far dimenticare l'inspiegabile assassinio di 81 persone.

 


Data: 10 Gennaio 2007, Ore 18:39

Il disastro, avvenuto il 27 giugno del 1980, costò la vita a 81 persone

Ustica, Cassazione: “Nessun colpevole, assolti i generali”

La prima sezione penale ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura generale e rigettato quello presentato dal Governo.
Nessun risarcimento ai familiari delle vittime


Roma, 10 gen. (Adnkronos/Ign) - La strage di Ustica si chiude senza nessun colpevole con l'assoluzione definitiva con formula piena per i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, processati per alto tradimento nell'ambito del disastro avvenuto il 27 giugno dell''80, che costò la vita a 81 persone. è il risultato della decisione della prima sezione penale della Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura generale, rigettando anche il ricorso presentato dal governo. Con la bocciatura dei ricorsi, dunque, dopo 27 anni si chiude il processo penale della strage di Ustica e si toglie la possibilità ai familiari delle vittime di poter chiedere in sede civile il risarcimento dei danni morali. Resta così confermata la sentenza della Corte d'Appello di Roma del 15 dicembre 2005 che aveva assolto con la formula ''perché il fatto non sussiste' i due alti ufficiali dell'Aeronautica dall'accusa di alto tradimento in relazione a presunti depistaggi delle indagini relative alla tragedia di Ustica. Al cambiamento della formula puntava invece la Procura generale e anche il governo difeso dall'Avvocatura dello Stato che chiedevano di modificare la formula ''perché il fatto non sussiste' con un ''perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato''. La prima sezione penale presieduta da Torquato Gemelli ha invece optato per lasciare l'assoluzione piena e definitiva ai generali. ''è la fine di un incubo - sono state le prime parole del gen. Franco Ferri -. Finalmente la mia onestà è stata riconosciuta definitivamente'. Nonostante la Cassazione abbia chiuso il processo penale, la Procura non rinuncerà comunque a cercare la verità. Lo ha assicurato all'Adnkronos il pm Erminio Amelio che si è occupato del caso Ustica per la Procura generale. ''La decisione di oggi chiude definitivamente questo troncone di processo per il quale è stata emessa definitivamente la parola fine. Sulla responsabilità dei generali non si può più fare nulla - dice - ma da parte nostra continueremo a cercare la verità''. Il pm pensa anche al risvolto morale che la decisione della Cassazione ha provocato. ''Questo verdetto impedisce ai familiari delle vittime ogni possibilità di risarcimento. Se la Cassazione - spiega - avesse accolto la nostra richiesta di cambiare la formula piena assolutoria con l'altra ''perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato'' sarebbe rimasta in vigore la sentenza di primo grado dando così la possibilità ai familiari di rivalersi in sede civile.


Data: 12 Settembre 2011, Ore 20:01

La sentenza è stata depositata dopo un'istruttoria durata 3 anni

Strage Ustica, ministeri Difesa e Trasporti condannati a maxi-risarcimento di 100 mln

Palermo - (Adnkronos) - La decisione del tribunale civile di Palermo, accolte le domande avanzate dai parenti delle vittime. Che ora dicono: “Vogliamo sapere chi sono gli autori della strage” in cui trentuno anni fa morirono 81 passeggeri del volo Bologna-Palermo

Palermo, 12 set. (Adnkronos) - A distanza di 31 anni dalla strage di Ustica in cui morirono 81 passeggeri del volo Bologna-Palermo, il tribunale civile del capoluogo siciliano ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti a un maxi-risarcimento di oltre 100 mln di euro per i parenti delle vittime.
I ministeri della Difesa e dei Trasporti sono stati condannati dal Tribunale civile di Palermo perché giudicati responsabili di non avere garantito la sicurezza del voto 'Itavia'. Il giudice Paola Protopisani si è pronunciato accogliendo le domande avanzate dai parenti delle 81 vittime della strage. Il tribunale ha inoltre ritenuto i ministeri responsabili dell'occultamento della verità e li ha condannati ad un ulteriore risarcimento dei danni. La sentenza è stata depositata dopo un'istruttoria durata 3 anni.
Secondo i legali delle vittime, gli avvocati Daniele Osnato e Alfredo Galasso "il risultato della vicenda processuale rende giustizia per l'ultratrentennale 'tortura della goccia' che i parenti delle vittime hanno dovuto subire ogni giorno anche a causa dei numerosi e comprovati depistaggi di alcuni soggetti deviati dello Stato". Per i legali "la sentenza apre un nuovo percorso per la ricerca della verità. Fu un missile ad abbattere il volo Itavia".
Gli avvocati auspicano che "chi di dovere avvii ogni opportuna azione nei confronti degli Usa e della Francia affinché sia ammessa finalmente la responsabilità per il grave attentato. Così si ridarebbe dignità e onore a tutto il Paese e alle vittime. Inoltre ci si augura che dopo la caduta del regime di Gheddafi, l'Italia sia informata del contenuto degli archivi dei servizi segreti libici nei quali si ha ragione di ritenere che siano contenuti ulteriori documentazioni rilevanti sul fatto".
Ora i parenti delle vittime chiedono la verità sugli autori della strage. Daria Bonfietti, presidente dell'associazione che raggruppa i familiari delle vittime, giudica fondamentale la decisione di oggi. "Si tratta - afferma - di un importante riconoscimento delle responsabilità da parte dei ministeri della Difesa e dei Trasporti sul nascondimento della verità ed è una affermazione della mancanza di sicurezza".
Detto questo, la presidente dei familiari delle vittime della strage di Ustica si augura che, a questo punto, si possa aggiungere l'ultimo pezzo della verità: "Ora vogliamo sapere chi sono gli autori della strage. E' giunto il momento che il nostro governo si muova nei confronti di quei Paesi a cui sono state rivolte tante rogatorie perché sino ad ora non ha fatto nulla". Quanto alla decisione in sé, Bonfietti sottolinea come con questo risarcimento i giudici civili abbiano "ribadito con forza la tesi sostenuta da sempre dal giudice Rosario Priore, e cioè che in quei cieli ci fu una vera e propria guerra aerea".

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