Il DC-9 Itavia esploso nell’'80
ad Ustica fu colpito
dal razzo di un “jet nemico”

di Rino Di Stefano

Language / Lingua: English - Italiano

Quello che segue fu il primo articolo pubblicato a livello nazionale in Italia, nel quale si diceva senza mezzi termini che il DC-9 Itavia esploso la sera del 27 giugno 1980 nel cielo di Ustica fu abbattuto dal missile di un caccia militare. Il giorno in cui venne pubblicato, venerdì 27 agosto 1982, a due anni dal disastro, suscitò subito un mare di polemiche e in Parlamento furono immediatamente presentate sette interrogazioni per chiedere al Governo come mai gli italiani non erano stati informati di ciò che gli esperti inglesi e americani avevano scoperto. Perfino Luzzati, il presidente della commissione nominata dal ministero dei Trasporti per scoprire la verità, dovette indire una conferenza stampa per spiegare le ragioni del suo silenzio. E la Rai, costretta dall'opinione pubblica che voleva sapere, fu obbligata ad acquistare il programma della BBC e a trasmetterlo in prima serata, cercando di minimizzarne il contenuto. La verità, però, finalmente è venuta a galla dopo 32 anni e sette mesi, quando la Terza Sezione Civile della Cassazione ha emesso la sentenza 1871, depositata il 28 gennaio 2013, con la quale si dichiara che la strage di Ustica avvenne a causa di un missile e non di un’esplosione interna al DC-9 Itavia, con 81 persone a bordo. Lo Stato viene quindi giudicato colpevole di non aver assicurato la sicurezza del volo civile e, di conseguenza, condannato a risarcire i familiari delle vittime. In pratica, la Cassazione ha così respinto i ricorsi con i quali il Ministero della Difesa e quello dei Trasporti volevano mettere in discussione il diritto di risarcimento dei familiari. Già il 12 settembre 2011 la Terza Sezione Civile del Tribunale di Palermo, retta dal giudice Paola Proto Pisani, aveva condannato lo Stato a risarcire con 100 milioni di euro i parenti delle 81 vittime della strage di Ustica "per aver ostacolato l'accertamento della verità". In particolare, il Ministero della Difesa era stato condannato a pagare 500 mila euro a ogni gruppo familiare delle vittime "per l'azione di depistaggio compiuta". Il resto del risarcimento doveva essere versato dal Ministero dei Trasporti per non aver garantito la sicurezza del DC-9 Itavia e per aver occultato notizie e documenti attraverso "depistaggi e distruzione di atti". I due Ministeri si erano quindi rivolti alla Cassazione ma, appunto, i loro ricorsi sono stati rifiutati.
Un altro colpo di scena è poi arrivato lunedì 22 ottobre 2013 quando la terza sezione civile della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23933 di 21 pagine, ha restituito dignità agli eredi di Aldo Davanzali, patron dell'Itavia, che fu costretta a chiudere i battenti sei mesi dopo il disastro. Per la Suprema Corte, infatti, sul disastro "e' stata abbondantemente e congruamente motivata la tesi del missile sparato da aereo ignoto" .
 Si dovrà dunque svolgere un nuovo processo davanti alla Corte d'Appello di Roma per valutare eventuali responsabilità dei Ministeri della Difesa e dei Trasporti nella causa contro lo Stato per risarcimento danni intentata dalle figlie di Davanzali, scomparso nel 2005. All’imprenditore fu attribuita, nonostante l’ assenza di un processo, la responsabilità della morte delle 81 persone che viaggiavano sul Dc9, per un presunto cedimento strutturale del velivolo.
Se sul piano civile è stata fatta giustizia, non altrettanto si può dire per quanto riguarda quello penale. Infatti il 10 gennaio 2007 la strage di Ustica si è chiusa senza nessun colpevole quando la Prima Sezione Penale della Cassazione ha assolto con formula piena i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, processati per alto tradimento nell'ambito del disastro avvenuto il 27 giugno 1980, dichiarando inammissibile il ricorso della Procura generale e rigettando anche il ricorso presentato dal Governo. Con la bocciatura dei ricorsi, quindi, si chiudeva dopo 27 anni il processo penale della strage di Ustica.
Adesso abbiamo tre sentenze della Cassazione che sembrano in contrasto tra loro: due civili, che sostengono la causa del missile killer, una delle quali condanna lo Stato a risarcire le vittime; quella penale, invece, che assolve gli imputati e dichiara che ci troviamo di fronte ad una strage senza colpevoli. Ancora una volta, quindi, si è preferita la solita soluzione all’italiana che, di fatto, non risponde a tutti i legittimi interrogativi che una strage come quella di Ustica pone a tutti i livelli.

 

(Il Giornale, Venerdì 27 Agosto 1982)

Secondo un'inchiesta internazionale condotta unitamente da esperti inglesi e americani, il DC-9 dell'Itavia di linea tra Bologna e Palermo esploso nel cielo di Ustica 15 secondi prima delle ore 21 di venerdì 27 giugno 1980 con 81 persone a bordo, fu abbattuto da un missile aria-aria radiocomandato partito da un aereo da caccia.
Il DC-9 Itavia abbattuto ad Ustica I risultati dell'inchiesta, che non lasciano dubbi circa la meccanica del disastro, sono stati resi noti nel corso del programma televisivo "Panorama" trasmesso sul primo canale della BBC britannica alle ore 20,30 di lunedì 26 luglio. Tom Mangold, il giornalista che ne ha curato la realizzazione, ha tracciato un ampio quadro della vicenda mettendone in luce tutti quegli aspetti che non sono mai stati resi noti all'opinione pubblica italiana.
Infatti, mentre in Inghilterra nessuno ha più dubbi sul "come" il DC-9 è esploso, nel nostro Paese ufficialmente le inchieste aperte dalla magistratura e dal ministero dei Trasporti sono ancora in alto mare. I due responsabili, rispettivamente il giudice Giorgio Santacroce di Roma e Carlo Luzzati, direttore dell'aeroporto di Alghero, preferiscono rendere note le loro conclusioni soltanto quando le due inchieste arriveranno allo stadio finale.
Il percorso compiuto dal DC-9 ItaviaIn attesa vediamo a quali conclusioni sono arrivati gli esperti stranieri. Risulta, prima di tutto, che Luzzati nei mesi scorsi si è recato a Londra presso il prestigioso Rarde (l'Istituto reale per la ricerca e lo sviluppo dei sistemi d'arma) per far esaminare delle teste di rivetti estratte dai sedili e dai corpi di alcuni passeggeri. Dal momento che la fusoliera dei DC-9 è rivettata dall'interno, risulta evidente che i rivetti sono stati scagliati verso gli occupanti la carlinga a causa di un'esplosione esterna al velivolo.
Luzzati,inoltre, ha fatto esaminare agli esperti inglesi anche alcuni frammenti di metallo, pure questi estratti dai cadaveri recuperati in mare, che con assoluta certezza non facevano parte dell'aereo. I tecnici italiani hanno trovato ulteriori prove che escludono l'ipotesi di una bomba. Nei sedili sono stati recuperati alcuni pezzetti di plastica provenienti dalla zona del vano riservato all'equipaggio, subito dietro la cabina di pilotaggio. è questo il punto ove l'esplosione è avvenuta; in un locale,dunque, dove ben difficilmente un terrorista poteva sistemare un ordigno.
E non è tutto. Un frammento di cristallo rinvenuto in un corpo dimostra, secondo Douglas Higgs, direttore del Rarde, che l'esplosione è avvenuta certamente fuori dalIl tracciato radar del DC-9 Itavia DC-9 in quanto quel cristallo faceva parte del piano di protezione interna di uno degli oblò, ed è scoppiato in direzione dei passeggeri.
Ma la notizia più sensazionale si è avuta quando Luzzati e la sua equipe si sono trasferiti a Washington per far esaminare i nastri registrati dal centro di controllo radar di Roma, un po' prima e un po' dopo il disastro del DC-9. I nastri sono stati presi in consegna dal ministero del Trasporto aereo statunitense che li ha affidati all'ingegner John Macidul.
Ciò che ha scoperto Macidul ha distrutto la già debole ipotesi della bomba e ha invece confermato che ben altra è stata la causa. Il tecnico americano ha infatti scoperto tre tracce radar vicino al DC-9. La prima appare dietro e sulla destra dell'aereo un minuto e 34 secondi prima dell'esplosione; la seconda appare dopo 29 secondi e a solo 15 miglia dal velivolo; la terza, invece, viene 12 secondi dopo l'esplosione, a circa 5 miglia e mezzo sulla destra del DC-9.
Macidul, che fra l'altro è un ex pilota da caccia dell'Usaf, non ha avuto il benché minimo dubbio ad ammettere che quelle tre tracce sono i movimenti di un unico oggetto volante. Nel suo rapporto ufficiale l'ingegnere ha così concluso: "Un oggetto non identificato ha attraversato l'area dell'incidente da ovest a est con una velocità molto elevata e approssimativamente nello stesso spazio di tempo in cui è accaduta la disgrazia. L'aereo e l'oggetto non identificato erano separati da alcune miglia al momento dell'incidente. In quel momento, secondo quanto risulta dalle informazioni radar, l'oggetto non identificato (che si trovava a ovest dell'area dell'incidente), stava venendo fuori dal sole e si dirigeva nella direzione dell'aereo che si trovava di fronte al sole, in direzione dell'oggetto".
Forte di questi dati, Macidul non ha avuto esitazione a confermare che "l'oggetto non identificato" di cui ha I resti recuperati del DC-9 Itaviaparlato nel suo rapporto fosse nient'altro che un moderno caccia militare di cui, però, si ignora l'identità.
La Nato, intuito il pericolo di un'eventuale accusa, si è premurata di smentire qualunque manovra nello spazio aereo e nel momento in cui il DC-9 è esploso. Né, d'altra parte, ci sarebbe bisogno di difendersi se il caccia sconosciuto fosse stato casualmente nei pressi del jet. Rimane dunque l'unica ipotesi possibile: un attacco volontario con la precisa intenzione di abbattere l'aereo di linea. è possibile che una enormità di questo genere possa essere accaduta?
La domanda è stata rivolta a John Transue, già direttore del settore aereo del ministero della Difesa americano e attualmente consigliere del Pentagono, dove ha il suo ufficio. Considerando tutti i dati forniti dal radar (altezza, velocità, distanza relativa, velocità di un missile, raggio ottimale di fuoco) Transue è arrivato a queste semplici deduzioni:
1) L'oggetto non identificato ha tutte le caratteristiche di un moderno caccia militare.
2) La sua procedura di avvicinamento al DC-9 è identificabile come una classica manovra di attacco.
3) Nel momento in cui il caccia si è portato vicino al DC-9 ha lanciato un missile che è esploso sulla parte destraUna ricostruzione dell'attacco subito dal DC-9 Itavia dell'aereo di linea.
4) L'attacco è stato deliberato. Questo tipo di missili aria-aria sono del tipo a guida radar. Per spararne uno, il pilota deve centrare l'obiettivo con il suo fascio radar e guidare il missile fino a quando non ha colpito il segno. Per fare questo il pilota è impegnato per tutta la durata del volo del missile, e cioè da 30 a 40 secondi. Ciò, ovviamente, elimina l'ipotesi dell'incidente.
A questo punto è lecito porsi due domande: chi può essere stato l'autore di una simile efferatezza? Perché il governo italiano, sapendo tutto questo, ha sempre taciuto? Alla prima è difficile rispondere. L'inchiesta accenna a un possibile atto di terrorismo libico, anche se Gheddafi si è prudentemente messo al riparo smentendo anche lui le voci accusatrici.
Per quanto riguarda invece il silenzio del governo, vecchio o nuovo che sia, non ci sono giustificazioni o scuse. Anche questa volta il portare alle lunghe un'inchiesta assai sgradita, ha tutta l'aria di voler far dimenticare l'inspiegabile assassinio di 81 persone.

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Il disastro del Caravelle nel 1968

Il caso del DC-9 Itavia non è stato il primo incidente aereo senza spiegazione avvenuto nel Mediterraneo. Già dodici anni prima, ed esattamente il 9 settembre 1968, un bimotore Caravelle in servizio sulla linea Aiaccio-Nizza, con 98 persone a bordo (13 dei quali bambini), precipitò in una palla di fuoco nel mare antistante la Costa Azzurra. Non ci furono superstiti e  anche in quel caso un’inchiesta delle autorità francesi non portò ad alcuna conclusione, se non l’ipotesi di un incendio a bordo. Tuttavia diversi testimoni affermarono che l’aereo venne colpito da un missile militare poco prima dell’atterraggio a Nizza. Per chi ne volesse sapere di più, può leggere l’intera storia nel sito http://theother911.weebly.com/.


Rassegna Stampa

Data: Mercoledì 10 Gennaio 2007, 18:39

Il disastro, avvenuto il 27 giugno del 1980, costò la vita a 81 persone

Ustica, Cassazione: “Nessun colpevole, assolti i generali”

La prima sezione penale ha dichiarato inammissibile
il ricorso della Procura generale e rigettato quello presentato dal Governo.
Nessun risarcimento ai familiari delle vittime

Roma, 10 gen. (Adnkronos/Ign) - La strage di Ustica si chiude senza nessun colpevole con l'assoluzione definitiva con formula piena per i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, processati per alto tradimento nell'ambito del disastro avvenuto il 27 giugno dell''80, che costò la vita a 81 persone. è il risultato della decisione della prima sezione penale della Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura generale, rigettando anche il ricorso presentato dal governo. Con la bocciatura dei ricorsi, dunque, dopo 27 anni si chiude il processo penale della strage di Ustica e si toglie la possibilità ai familiari delle vittime di poter chiedere in sede civile il risarcimento dei danni morali. Resta così confermata la sentenza della Corte d'Appello di Roma del 15 dicembre 2005 che aveva assolto con la formula ''perché il fatto non sussiste' i due alti ufficiali dell'Aeronautica dall'accusa di alto tradimento in relazione a presunti depistaggi delle indagini relative alla tragedia di Ustica. Al cambiamento della formula puntava invece la Procura generale e anche il governo difeso dall'Avvocatura dello Stato che chiedevano di modificare la formula ''perché il fatto non sussiste' con un ''perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato''. La prima sezione penale presieduta da Torquato Gemelli ha invece optato per lasciare l'assoluzione piena e definitiva ai generali. ''è la fine di un incubo - sono state le prime parole del gen. Franco Ferri -. Finalmente la mia onestà è stata riconosciuta definitivamente'. Nonostante la Cassazione abbia chiuso il processo penale, la Procura non rinuncerà comunque a cercare la verità. Lo ha assicurato all'Adnkronos il pm Erminio Amelio che si è occupato del caso Ustica per la Procura generale. ''La decisione di oggi chiude definitivamente questo troncone di processo per il quale è stata emessa definitivamente la parola fine. Sulla responsabilità dei generali non si può più fare nulla - dice - ma da parte nostra continueremo a cercare la verità''. Il pm pensa anche al risvolto morale che la decisione della Cassazione ha provocato. ''Questo verdetto impedisce ai familiari delle vittime ogni possibilità di risarcimento. Se la Cassazione - spiega - avesse accolto la nostra richiesta di cambiare la formula piena assolutoria con l'altra ''perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato'' sarebbe rimasta in vigore la sentenza di primo grado dando così la possibilità ai familiari di rivalersi in sede civile.

© 2007 Adnkronos/Ign


Data: Lunedì 12 Settembre 2011, 20:01

La sentenza è stata depositata dopo un'istruttoria durata 3 anni

Strage Ustica, ministeri Difesa e Trasporti
condannati a maxi-risarcimento di 100 mln

La decisione del tribunale civile di Palermo,
accolte le domande avanzate dai parenti delle vittime.
Che ora dicono: “Vogliamo sapere chi sono gli autori della strage”
in cui trentuno anni fa morirono 81 passeggeri del volo Bologna-Palermo

Palermo, 12 set. (Adnkronos) - A distanza di 31 anni dalla strage di Ustica in cui morirono 81 passeggeri del volo Bologna-Palermo, il tribunale civile del capoluogo siciliano ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti a un maxi-risarcimento di oltre 100 mln di euro per i parenti delle vittime.
I ministeri della Difesa e dei Trasporti sono stati condannati dal Tribunale civile di Palermo perché giudicati responsabili di non avere garantito la sicurezza del voto 'Itavia'. Il giudice Paola Protopisani si è pronunciato accogliendo le domande avanzate dai parenti delle 81 vittime della strage. Il tribunale ha inoltre ritenuto i ministeri responsabili dell'occultamento della verità e li ha condannati ad un ulteriore risarcimento dei danni. La sentenza è stata depositata dopo un'istruttoria durata 3 anni.
Secondo i legali delle vittime, gli avvocati Daniele Osnato e Alfredo Galasso "il risultato della vicenda processuale rende giustizia per l'ultratrentennale 'tortura della goccia' che i parenti delle vittime hanno dovuto subire ogni giorno anche a causa dei numerosi e comprovati depistaggi di alcuni soggetti deviati dello Stato". Per i legali "la sentenza apre un nuovo percorso per la ricerca della verità. Fu un missile ad abbattere il volo Itavia".
Gli avvocati auspicano che "chi di dovere avvii ogni opportuna azione nei confronti degli Usa e della Francia affinché sia ammessa finalmente la responsabilità per il grave attentato. Così si ridarebbe dignità e onore a tutto il Paese e alle vittime. Inoltre ci si augura che dopo la caduta del regime di Gheddafi, l'Italia sia informata del contenuto degli archivi dei servizi segreti libici nei quali si ha ragione di ritenere che siano contenuti ulteriori documentazioni rilevanti sul fatto".
Ora i parenti delle vittime chiedono la verità sugli autori della strage. Daria Bonfietti, presidente dell'associazione che raggruppa i familiari delle vittime, giudica fondamentale la decisione di oggi. "Si tratta - afferma - di un importante riconoscimento delle responsabilità da parte dei ministeri della Difesa e dei Trasporti sul nascondimento della verità ed è una affermazione della mancanza di sicurezza".
Detto questo, la presidente dei familiari delle vittime della strage di Ustica si augura che, a questo punto, si possa aggiungere l'ultimo pezzo della verità: "Ora vogliamo sapere chi sono gli autori della strage. E' giunto il momento che il nostro governo si muova nei confronti di quei Paesi a cui sono state rivolte tante rogatorie perché sino ad ora non ha fatto nulla". Quanto alla decisione in sé, Bonfietti sottolinea come con questo risarcimento i giudici civili abbiano "ribadito con forza la tesi sostenuta da sempre dal giudice Rosario Priore, e cioè che in quei cieli ci fu una vera e propria guerra aerea".

© 2011 Adnkronos


Data: Martedì 29 Gennaio 2013, 12:59

Ustica: lo Stato condannato
a risarcire i familiari delle vittime

La Cassazione: 'Strage fu causata da un missile'.
E' la prima verità sulla fine del DC-9 dell'Itavia

(ANSA) - 29 gennaio - La strage di Ustica avvenne  a causa di un missile e non di una esplosione interna al DC-9 Itavia con 81 persone a bordo, e lo Stato deve risarcire i familiari delle vittime per non aver garantito, con sufficienti controlli dei radar civili e militari, la sicurezza dei cieli. Lo sottolinea la Cassazione in sede civile nella prima sentenza definitiva di condanna al risarcimento. E' la prima verità su Ustica dopo il niente di fatto dei processi penali.
Con la sentenza 1871, depositata oggi dalla Terza sezione civile della Suprema Corte, sono stati infatti respinti i ricorsi con i quali il Ministero della Difesa e quello dei Trasporti volevano mettere in discussione il diritto al risarcimento dei familiari di tre vittime della strage, i primi a rivolgersi al giudice civile, seguiti - dopo - da quasi tutti gli altri parenti dei passeggeri del tragico volo, partito da Bologna e diretto a Palermo la sera del 27 giugno del 1980, e abbattuto nei cieli su Ustica. Senza successo i ministeri, difesi dall'Avvocatura generale dello Stato, hanno per prima cosa tentato di dire che il disastro aereo si era ormai prescritto e poi che non si poteva loro imputare "l'omissione di condotte doverose in difetto di prova circa l'effettivo svolgimento dell'evento". La Cassazione ha replicato che "é pacifico l'obbligo delle amministrazioni ricorrenti di assicurare la sicurezza dei voli", e che "é abbondantemente e congruamente motivata la tesi del missile" accolta dalla Corte di Appello di Palermo nel primo verdetto sui risarcimenti ai familiari delle vittime depositato il 14 giugno 2010. Quanto alla prescrizione, il motivo è stato giudicato "infondato". Ad avviso della Suprema Corte, l'evento stesso dell'avvenuta vicenda della strage di Ustica "dimostra la violazione della norma cautelare".
La Cassazione ricorda che in relazione alla domanda risarcitoria proposta - in un'altra causa sempre nata da questo disastro aereo - da Itavia contro gli stessi ministeri, più quello dell'Interno, è stato affermato che "l'omissione di una condotta rileva, quale condizione determinativa del processo causale dell'evento dannoso, soltanto quando si tratti di omissione di un comportamento di cautela imposto da una norma giuridica specifica, ovvero da una posizione del soggetto che implichi l'esistenza di particolari obblighi di prevenzione dell'evento". "Una volta dimostrata in giudizio la sussistenza dell'obbligo di osservare la regola cautelare omessa (il controllo dei cieli, ndr) - prosegue la Cassazione - ed una volta appurato che l'evento appartiene al novero di quelli che la norma mirava ad evitare attraverso il comportamento richiesto, non rileva, ai fini dell'esonero dalla responsabilità, che il soggetto tenuto a detta osservanza abbia provato la non conoscenza in concreto dell'esistenza del pericolo". In proposito, i supremi giudici sottolineano che non "é in dubbio che le Amministrazioni avessero l'obbligo di garantire la sicurezza dei voli". La Suprema Corte, dopo aver rigettato i ricorsi della Difesa e dei Trasporti, ha invece accolto il reclamo dei familiari delle tre vittime rinviando alla Corte di Appello di Palermo per valutare se possa essere concesso un risarcimento più elevato rispetto al milione e 240mila euro complessivamente liquidato ai familiari.
E' "abbondantemente e congruamente motivata la tesi del missile" accolta dalla Corte di Appello di Palermo a fondamento delle prime richieste risarcitorie contro lo Stato presentate dai familiari di tre vittime della strage di Ustica, scrive la Cassazione.
La decisione della Cassazione "ha ribadito la verità, togliendo ogni altra possibile valutazione". E' il commento di Daria Bonfietti, presidente dell'associazione familiari delle vittime della Strage di Ustica. Ora "speriamo che si tolga ogni reticenza" nel capire "chi è stato ad abbattere il DC-9". Per farlo, occorre "che il Governo del mio Paese si attivi per farsi dare risposte" dagli stati esteri.
"La Cassazione scrive una pagina importante sulla strage di Ustica. Finalmente la lunga teoria dei depistaggi e delle false teorie viene spazzata via. Si riconosce che quella terribile strage è stata causata da un missile, che attorno a quell'aereo abbattuto col suo carico di vittime e di dolore fu combattuta una battaglia sui cieli italiani": lo afferma Walter Veltroni. "E' importante che, dopo tanti anni, e per iniziativa dei familiari delle vittime e della loro richiesta di risarcimento, ci sia una parola chiara. Per chi si è sempre battuto per l'accertamento della verità e per demolire il "muro di gomma" dei depistaggi è una buona notizia. Si deve ancora scavare vanno tolti impedimenti e segreti, complicità e inerzie ma ora possiamo farlo da una base più solida anche dal punto di vista giudiziario", conclude l'esponente del Pd.

© 2013 ANSA


Data: Martedì 22 Ottobre 2013, 17:49

Ustica: Cassazione, fu missile e vi fu depistaggio

Accolto il ricorso degli eredi della compagnia aerea Itavia

ROMA - Il "depistaggio" delle indagini sul disastro aereo di Ustica deve considerarsi "definitivamente accertato" e per questo serve il nuovo processo civile per valutare la responsabilità dei ministeri della Difesa e dei Trasporti nel fallimento della compagnia aerea Itavia. Lo ha deciso la Cassazione dando ragione al ricorso degli eredi della proprietà dell'Itavia.
Con una nuova sentenza della Terza sezione civile depositata oggi, la Cassazione torna ad occuparsi di Ustica e lo fa accogliendo il ricorso di Luisa Davanzali, erede di Aldo, patron della compagnia aerea Itavia fallita sei mesi dopo il disastro. Ai Davanzali la Corte di appello di Roma aveva sbarrato la strada alla richiesta di risarcimento danni allo Stato, nonostante i depistaggi. Per la Cassazione il verdetto d'appello "erra" ad escludere "l'eventuale efficacia di quella attività di depistaggio" e l'effetto sul dissesto.
Consacrata tesi missile - La tesi "del missile sparato da aereo ignoto", quale causa dell'abbattimento del DC9 Itavia caduto al largo di Ustica il 27 giugno 1980, risulta "oramai consacrata" anche "nella giurisprudenza" della Cassazione. Lo sottolinea la stessa Suprema corte accogliendo il ricorso dell'erede del patron della compagnia area Itavia. Ad avviso dei supremi giudici, comunque, dal momento che è accertato il depistaggio delle indagini da parte di ufficiali dell'Aeronautica diventa anche "irrilevante ricercare la causa effettiva del disastro", e questo "nonostante la tesi del missile sparato da aereo ignoto, la cui presenza sulla rotta del velivolo Itavia non era stata impedita dai ministeri della Difesa e dei Trasporti, risulti ormai consacrata pure nella giurisprudenza di questa Corte". Ora i due Ministeri torneranno sotto processo.

© 2013 ANSA

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