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Quello che segue fu il primo articolo pubblicato a livello nazionale in Italia nel quale si diceva senza mezzi termini che il DC-9 Itavia esploso nel 1980 nel cielo di Ustica fu abbattuto dal missile di un caccia militare. Il giorno in cui venne pubblicato, a due anni dal disastro, suscitò subito un mare di polemiche e in Parlamento furono immediatamente presentate sette interrogazioni per chiedere al Governo come mai gli italiani non erano stati informati di ciò che gli esperti inglesi e americani avevano scoperto. Perfino Luzzati, il presidente della commissione nominata dal ministero dei Trasporti per scoprire la verità, dovette indire una conferenza stampa per spiegare le ragioni del suo silenzio. E la Rai, costretta dall'opinione pubblica che voleva sapere, fu obbligata ad acquistare il programma della BBC e a trasmetterlo in prima serata cercando però di minimizzarne il contenuto. Infine il 10 gennaio 2007 la strage di Ustica si è chiusa senza nessun colpevole quando la prima sezione penale della Cassazione ha assolto con formula piena i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, processati per alto tradimento nell'ambito del disastro avvenuto il 27 giugno 1980, dichiarando inammissibile il ricorso della Procura generale e rigettando anche il ricorso presentato dal Governo. Con la bocciatura dei ricorsi, quindi, si chiude dopo 27 anni il processo penale della strage di Ustica e si toglie la possibilità ai familiari delle vittime di poter chiedere in sede civile il risarcimento dei danni morali. La strage di Ustica diventa così uno dei tanti misteri irrisolti della storia d'Italia.
(Il Giornale, 27 Agosto 1982)
Secondo un'inchiesta internazionale condotta unitamente da esperti inglesi
e americani, il DC-9 dell'Itavia di linea tra Bologna e Palermo esploso nel
cielo di Ustica 15 secondi prima delle ore 21 di venerdì 27 giugno 1980 con
81 persone a bordo, fu abbattuto da un missile aria-aria radiocomandato partito
da un aereo da caccia.
I risultati dell'inchiesta, che non lasciano dubbi circa la meccanica del disastro,
sono stati resi noti nel corso del programma televisivo "Panorama"
trasmesso sul primo canale della BBC britannica
alle ore 20,30 di lunedì 26 luglio. Tom Mangold, il giornalista che ne ha curato
la realizzazione, ha tracciato un ampio quadro della vicenda mettendone in luce
tutti quegli aspetti che non sono mai stati resi noti all'opinione pubblica
italiana.
Infatti, mentre in Inghilterra nessuno ha più dubbi sul "come" il
DC-9 è esploso, nel nostro Paese ufficialmente le inchieste aperte dalla magistratura
e dal ministero dei Trasporti sono ancora in alto mare. I due responsabili,
rispettivamente il giudice Giorgio Santacroce di Roma e Carlo Luzzati, direttore
dell'aeroporto di Alghero, preferiscono rendere note le loro conclusioni soltanto
quando le due inchieste arriveranno allo stadio finale.
In
attesa vediamo a quali conclusioni sono arrivati gli esperti stranieri. Risulta,
prima di tutto, che Luzzati nei mesi scorsi si è recato a Londra presso il prestigioso
Rarde (l'Istituto reale per la ricerca e lo sviluppo dei sistemi d'arma) per
far esaminare delle teste di rivetti estratte dai sedili e dai corpi di alcuni
passeggeri. Dal momento che la fusoliera dei DC-9 è rivettata dall'interno,
risulta evidente che i rivetti sono stati scagliati verso gli occupanti la carlinga
a causa di un'esplosione esterna al velivolo.
Luzzati,inoltre, ha fatto esaminare agli esperti inglesi anche alcuni frammenti
di metallo, pure questi estratti dai cadaveri recuperati in mare, che con assoluta
certezza non facevano parte dell'aereo. I tecnici italiani hanno trovato ulteriori
prove che escludono l'ipotesi di una bomba. Nei sedili sono stati recuperati
alcuni pezzetti di plastica provenienti dalla zona del vano riservato all'equipaggio,
subito dietro la cabina di pilotaggio. È questo il punto ove l'esplosione è
avvenuta; in un locale,dunque, dove ben difficilmente un terrorista poteva sistemare
un ordigno.
E non è tutto. Un frammento di cristallo rinvenuto in un corpo dimostra, secondo
Douglas Higgs, direttore del Rarde, che l'esplosione è avvenuta certamente fuori
dal
DC-9 in quanto quel cristallo faceva parte del piano di protezione interna di
uno degli oblò, ed è scoppiato in direzione dei passeggeri.
Ma la notizia più sensazionale si è avuta quando Luzzati e la sua equipe si
sono trasferiti a Washington per far esaminare i nastri registrati dal centro
di controllo radar di Roma, un po' prima e un po' dopo il disastro del DC-9.
I nastri sono stati presi in consegna dal ministero del Trasporto aereo statunitense
che li ha affidati all'ingegner John Macidul.
Ciò che ha scoperto Macidul ha distrutto la già debole ipotesi della bomba e
ha invece confermato che ben altra è stata la causa. Il tecnico americano ha
infatti scoperto tre tracce radar vicino al DC-9. La prima appare dietro e sulla
destra dell'aereo un minuto e 34 secondi prima dell'esplosione; la seconda appare
dopo 29 secondi e a solo 15 miglia dal velivolo; la terza, invece, viene 12
secondi dopo l'esplosione, a circa 5 miglia e mezzo sulla destra del DC-9.
Macidul, che fra l'altro è un ex pilota da caccia dell'Usaf, non ha avuto il
benché minimo dubbio ad ammettere che quelle tre tracce sono i movimenti di
un unico oggetto volante. Nel suo rapporto ufficiale l'ingegnere ha così concluso:
"Un oggetto non identificato ha attraversato l'area dell'incidente da ovest
a est con una velocità molto elevata e approssimativamente nello stesso spazio
di tempo in cui è accaduta la disgrazia. L'aereo e l'oggetto non identificato
erano separati da alcune miglia al momento dell'incidente. In quel momento,
secondo quanto risulta dalle informazioni radar, l'oggetto non identificato
(che si trovava a ovest dell'area dell'incidente), stava venendo fuori dal sole
e si dirigeva nella direzione dell'aereo che si trovava di fronte al sole, in
direzione dell'oggetto".
Forte
di questi dati, Macidul non ha avuto esitazione a confermare che "l'oggetto
non identificato" di cui ha parlato nel suo rapporto fosse nient'altro
che un moderno caccia militare di cui, però, si ignora l'identità.
La Nato, intuito il pericolo di un'eventuale accusa, si è premurata di smentire
qualunque manovra nello spazio aereo e nel momento in cui il DC-9 è esploso.
Né, d'altra parte, ci sarebbe bisogno di difendersi se il caccia sconosciuto
fosse stato casualmente nei pressi del jet. Rimane dunque l'unica ipotesi possibile:
un attacco volontario con la precisa intenzione di abbattere l'aereo di linea.
È possibile che una enormità di questo genere possa essere accaduta?
La domanda è stata rivolta a John Transue, già direttore del settore aereo del
ministero della Difesa americano e attualmente consigliere del Pentagono, dove
ha il suo ufficio. Considerando tutti i dati forniti dal radar (altezza, velocità,
distanza relativa, velocità di un missile, raggio ottimale di fuoco) Transue
è arrivato a queste semplici deduzioni:
1) L'oggetto non identificato ha tutte le caratteristiche di un moderno caccia
militare.
2) La sua procedura di avvicinamento al DC-9 è identificabile come una classica
manovra di attacco.
3) Nel momento in cui il caccia si è portato vicino al DC-9 ha lanciato un missile
che è esploso sulla parte destra dell'aereo di linea.
4) L'attacco è stato deliberato. Questo tipo di missili aria-aria sono del tipo
a guida radar. Per spararne uno, il pilota deve centrare l'obiettivo con il
suo fascio radar e guidare il missile fino a quando non ha colpito il segno.
Per fare questo il pilota è impegnato per tutta la durata del volo del missile,
e cioè da 30 a 40 secondi. Ciò, ovviamente, elimina l'ipotesi dell'incidente.
A questo punto è lecito porsi due domande: chi può essere stato l'autore di
una simile efferatezza? Perché il governo italiano, sapendo tutto questo, ha
sempre taciuto? Alla prima è difficile rispondere. L'inchiesta accenna a un
possibile atto di terrorismo libico, anche se Gheddafi si è prudentemente messo
al riparo smentendo anche lui le voci accusatrici.
Per quanto riguarda invece il silenzio del governo, vecchio o nuovo che sia,
non ci sono giustificazioni o scuse. Anche questa volta il portare alle lunghe
un'inchiesta assai sgradita, ha tutta l'aria di voler far dimenticare l'inspiegabile
assassinio di 81 persone.
Data: 10 Gennaio 2007 Ore 18:39
Il disastro, avvenuto il 27 giugno del 1980, costò
la vita a 81 persone
Roma, 10 gen. (Adnkronos/Ign) - La strage di Ustica si chiude senza nessun
colpevole con l'assoluzione definitiva con formula piena per i generali Lamberto
Bartolucci e Franco Ferri, processati per alto tradimento nell'ambito del
disastro avvenuto il 27 giugno dell''80, che costò la vita a 81 persone.
È il risultato della decisione della prima sezione penale della Cassazione
che ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura generale, rigettando
anche il ricorso presentato dal governo. Con la bocciatura dei ricorsi, dunque,
dopo 27 anni si chiude il processo penale della strage di Ustica e si toglie
la possibilità ai familiari delle vittime di poter chiedere in sede
civile il risarcimento dei danni morali. Resta così confermata la sentenza
della Corte d'Appello di Roma del 15 dicembre 2005 che aveva assolto con la
formula ''perché il fatto non sussistÈ' i due alti ufficiali dell'Aeronautica
dall'accusa di alto tradimento in relazione a presunti depistaggi delle indagini
relative alla tragedia di Ustica. Al cambiamento della formula puntava invece
la Procura generale e anche il governo difeso dall'Avvocatura dello Stato
che chiedevano di modificare la formula ''perché il fatto non sussistÈ'
con un ''perché il fatto non è più previsto dalla legge
come reato''. La prima sezione penale presieduta da Torquato Gemelli ha invece
optato per lasciare l'assoluzione piena e definitiva ai generali. ''È la
fine di un incubo - sono state le prime parole del gen. Franco Ferri -. Finalmente
la mia onestà è stata riconosciuta definitivamentÈ'. Nonostante
la Cassazione abbia chiuso il processo penale, la Procura non rinuncerà
comunque a cercare la verità. Lo ha assicurato all'Adnkronos il pm
Erminio Amelio che si è occupato del caso Ustica per la Procura generale.
''La decisione di oggi chiude definitivamente questo troncone di processo
per il quale è stata emessa definitivamente la parola fine. Sulla responsabilità
dei generali non si può più fare nulla - dice - ma da parte
nostra continueremo a cercare la verità''. Il pm pensa anche al risvolto
morale che la decisione della Cassazione ha provocato. ''Questo verdetto impedisce
ai familiari delle vittime ogni possibilità di risarcimento. Se la
Cassazione - spiega - avesse accolto la nostra richiesta di cambiare la formula
piena assolutoria con l'altra ''perché il fatto non è più
previsto dalla legge come reato'' sarebbe rimasta in vigore la sentenza di
primo grado dando così la possibilità ai familiari di rivalersi
in sede civilÈ'.
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