Ogni anno a Salisburgo decine di professionisti provenienti
da tutte le nazioni affrontano i temi di rilevanza internazionale
(Corriere Mercantile, Venerdì 28 Settembre 1979)
Dal nostro inviato
Rino Di Stefano
a Salisburgo
Pochi
sanno che nel cuore dell'Austria, ed esattamente a Salisburgo, la città
natale di Mozart, ogni anno decine di persone provenienti da tutto il mondo
si danno appuntamento per studiare insieme temi di rilevanza internazionale.
Sono tutti professionisti nel proprio campo e vanno a Salisburgo per frequentare
il Salzburg Seminar in Studi Americani.
È un'occasione per conoscere persone che lavorano nello stesso
settore in altri paesi e, contemporaneamente, studiare ad alto livello gli sviluppi
internazionali della professione in cui si è inseriti.
Fin dal 1947, anno in cui il Salzburg Seminar fu fondato da studenti della famosa
Harvard University, l'Italia ha fornito 1092 partecipanti classificandosi
al secondo posto preceduta solamente dalla Germania Federale con 1427 presenze.
Dal dopoguerra in poi, il Salzburg Seminar è andato man mano aumentando
di prestigio annoverando tra i suoi professori, che tra l'altro prestano
la loro opera gratuitamente, personalità di importanza mondiale e diversi
premi Nobel.
L'ultimo Nobel in ordine di tempo è stato il professor Gleen T.
Seborg, dell'Università della California che nel ‘72 a Salisburgo
ha tenuto un corso intitolato «L'internalizzazione è l'alternativa
alla proliferazione nucleare?».
A ogni corso partecipano da 50 a 60 persone che studiano e vivono all'interno
della Schloss - Leopoldskron: una maestosa villa d'altri tempi che sorge
su un bellissimo lago prospiciente le Alpi austriache. Un parco alberato e ricco
di fiori circonda la villa.
Ogni partecipante, o "fellow" per dirla all'americana, paga
per le due settimane di permanenza 8.000 scellini austriaci (poco meno di mezzo
milione di lire). Visto il lussuoso trattamento che si riceve (i pasti, tanto
per fare un esempio, sono preparati da un raffinatissimo cuoco francese) la
somma che si paga diventa chiaramente simbolica.
Infatti il Salzburg Seminar per le sue non indifferenti spese di mantenimento,
calcolando che è anche una organizzazione esclusivamente educativa e
senza fini di lucro, ha dovuto ricorrere agli aiuti statali.
Nel 1950 è stato incorporato nello Stato del Massachusetts, nel 1960
è passato sotto il controllo della International Communications Agency
americana (un organismo federale) e, infine, nel ‘74 anche
il Ministero della Scienza e della Ricerca austriaco ne è diventato uno
dei sostenitori.
Quest'anno, in via del tutto eccezionale, ci sono stati otto corsi:
- Idealismo e realismo in politica internazionale.
- Nuove prospettive per il progresso a lunga scadenza: sfide per i governi e
le multinazionali.
- Idee musicali e istituzioni musicali.
- Cura della salute: risorse disponibili nelle società urbane.
- Energia e ambiente.
- La legge americana e le istituzioni legali.
- Nutrizione, cibo e popolazione.
- Comunicazioni, sviluppo e cambiamenti sociali.
Chi scrive ha partecipato a quest'ultimo corso che si è tenuto
dal 2 aI 15 settembre. In tutto c'erano 60 persone provenienti da 26 paesi:
Belgio, Egitto, Finlandia, Francia, Germania Democratica, Germania Federale,
Ghana, Grecia, India, Israele, Italia, Giordania, Malta, Olanda. Nigeria, Polonia,
Portogallo, Romania,. Sud Africa, Spagna, Sudan, Siria, Turchia, Gran Bretagna,
USA, Jugoslavia.
Circa il 40 % dei partecipanti erano giornalisti provenienti da quotidiani,
riviste e stazioni televisive. La BBC di Londra, per esempio, era rappresentata
da tre persone.
Il resto era invece costituito da esperti in comunicazioni di massa, tra cui
molti erano i professori universitari e gli addetti alle pubbliche relazioni.
Lo scopo di questo seminario era di fare il punto sulle comunicazioni internazionali
con particolare riguardo alle tuttora difficili relazioni tra il mondo cosiddetto
«industriale e civilizzato» (cioè, per definizione, l'Occidente)
e i Paesi del Terzo Mondo.
A questo proposito nello staff dei docenti sì trovavano illustri personaggi
delle nazioni arabe che, abbastanza spesso, entravano in velata polemica con
i loro colleghi americani.
Robert D. Graff, giornalista televisivo delta NBC americana e presidente della
Sexant Inc., era il direttore del corso. Poi c'erano Elie Abel, rappresentante
americano all'Unesco, già giornalista del New York Times e direttore
delta Scuola di Giornalismo della Columbia University di New York; John Platt,
antropologo e
professore all'Università della California di Santa Barbara; Glen
O. Robinson, professore di legge alla Università della Virginia e direttore
della delegazione americana alla «World Administrative Radio Conference»
di quest'anno; Abdul - Rahman Shobafly, direttore generale della televisione
del Sud Arabia e sottosegretario al Ministero dell'Educazione del Sud
Arabia; Majid Tebranian, professore di Comunicazioni di massa a Oxford ed ex
direttore della Radio Televisione iraniana prima di Khomeini; El Sayed Yassin,
direttore del Centro di studi politici e strategici della Fondazione Al Ahram
del Cairo.
A metà tra Italia e Israele era la presenza del professor Daniel Segre,
italiano di nascita e israelita di religione, uno dei fondatori de «Il
Giornale» e attualmente professore dì Scienze Politiche ad Haifa.
Con simili docenti il corso non poteva non essere interessante.
Ogni mattina un professore teneva una "lettura" di circa due ore,
lasciando altrettanto tempo alle domande e ai commenti degli allievi.
Saltavano
così fuori le varie differenze tra cultura e cultura. Un tedesco dell'Est
sosteneva che tutti i mezzi di comunicazione di massa dovrebbero essere controllati
dallo Stato per evitare che «notizie reazionarie» turbino l'ordine
pubblico.
Un americano, replicando garbatamente nello spirito del seminario (tregua a
tutti i costi) gli ha fatto notare che forse non aveva afferrato bene il problema.
Un giornalista politico dell'Al Ahram del Cairo ha raccontato invece dei
tre mesi di carcere che Sadat gli aveva tatto scontare per un articolo non gradito.
Ognuno, insomma, esprimeva il suo punto di vista e lo discuteva con gli altri.
L'atmosfera cameratesca che si era creata evitava poi accese discussioni,
in particolare tra i rappresentanti dei Paesi comunisti e gli europei, o tra
israeliani e egiziani. Anzi a questo riguardo era veramente divertente vedere
come i membri di questi ultimi due gruppi ballavano e ridevano insieme in ogni
occasione mondana che il Seminario offriva.
Infatti tra una lettura e l'altra si intercalavano cocktails e feste a
cui tutti i partecipanti erano invitati. Parte del pomeriggio e la sera erano
dedicati invece a gite e passeggiate nei bellissimi dintorni dl Salisburgo.
È lì, tra l'altro, allo Schloss Leopoldskron, che è
stato girato il bellissimo film «The sound of music» ("Tutti
insieme appassionatamente" era il titolo italiano) con Julie Andrews,
. Anche la città, pittorescamente divisa in due dal fiume Salzach, era
meta di molte serate.
Quando le due settimane sono passate molti avevano il magone in gola. Era chiaro
infatti che non tutti ci si sarebbe mai più rivisti.