Visita alla Hoogovens di Ijmuiden, il più grande stabilimento
dei Paesi Bassi
Ha una produzione media di 5,5 milioni di tonnellate all'anno e occupa
26 mila persone.
L'ambiente della fabbrica e delle zone limitrofe viene mantenuto pulitissimo
nel massimo rispetto per l'uomo e la natura
(Corriere Mercantile, Giovedì 29 Maggio 1980)
Dal nostro inviato
ad Amsterdam
Rino Di Stefano
Agli
olandesi le industrie non piacciono. Anzi, a dire il vero le detestano proprio.
Le considerano inquinanti, rumorose, pericolose e fastidiose. Il rispetto per
l'ambiente e la natura, così insito nella mentalità di chi
vive nei Paesi Bassi, li fa rigettare tutto ciò che non si adegua a questa
visione della vita.
È per questi motivi che la Koninklijke Nederlandsche Hoogovens en Staal
Fabrieken (Società reale olandese
degli alti forni e acciaierie), chiamata più familiarmente Hoogovens,
ha avuto e continua ad avere il suo bel da fare per mantenere buoni rapporti
di collaborazione con il governo olandese.
Anche se si tratta di uno stabilimento che occupa circa 26 mila persone, si
estende per oltre 2 mila acrì e produce una media di 5,5 milioni di tonnellate
di acciaio all'anno.
Lo stabilimento si trova presso Ijmuiden, una cittadina immersa nel verde a
circa mezz'ora di auto da Amsterdam. La pulizia e l'ordine sono
talmente evidenti nella zona che quasi non si ha l'impressione di essere
vicino ad un'acciaieria quando si arriva presso il portone del palazzo
dove hanno sede gli uffici amministrativi.
I muri perimetrali sono circondati da un fitto roseto che spande nell'aria
un piacevolissimo profumo. Dovunque l'occhio si sposti non si vede traccia
di fuliggine o sporcizia. Le strade, il caseggiato, le auto in sosta: non ci
sono né macchie, né depositi di quella polvere rossastra a cui
i genovesi sono ormai abituati da anni.
In questa Cornigliano del mare del Nord l'acciaieria opera e produce senza
sporcare l'ambiente esterno.
«Il motivo c'è — spiega Cornelius Dabbeldam, direttore
delle pubbliche relazioni della Hoogovens che per l'occasione ci fa cicerone
in un giro per lo stabilimento —. Negli ultimi dieci anni l'azienda
ha investito 90 miliardi di lire in impianti anti-inquinamento e altrettanti
ne prevede per i prossimi cinque anni. Ci sono leggi precise in materia e si
devono rispettare.
Tra l'altro se l'ambiente lavorativo della fabbrica non fosse in
ordine dal punto di vista della sicurezza e della pulizia avremmo problemi sia
con il personale che con i sindacati. In un Paese come l'Olanda dove mancano
100 mila operai questi sono lussi che un'azienda non si può permettere».
In effetti la mancanza di mano d'opera specializzata costituisce una delle
più grosse preoccupazioni per gli industriali olandesi.
«Siamo arrivati al punto da dover chiamare 500 operai dalla Jugoslavia
— dice Dabbeldam —. Li abbiamo fatti frequentare un corso di olandese
e poi li abbiamo assunti con un contratto di due anni. L'unica condizione
che abbiamo posto è che tutti vengano senza le famiglie, perchè
qui da noi il problema della casa è notevolissimo e la presenza di troppe
persone potrebbe causare inconvenienti facilmente prevedibili».
La Hoogovens fu fondata nel 1918 con la partecipazione di privati, dello Stato
e della città di Amsterdam. La produzione iniziò nel ‘24.
Dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale riprese a funzionare nel
‘47.
Il piano Marshall, lo stesso che fece risollevare l'Italia, in dieci anni
trasformò l'Hoogovens in un grande centro siderurgico per laminati
piatti a caldo, a freddo.e stagnati. Attualmente gli impianti principali di
Ijmuiden sono costituiti da cinque altiforni, due acciaierie LD, una colata
continua, tre laminatoi per larghi nastri a caldo e due per larghi nastri a
freddo, un laminatoio per lamiere grosse, tre linee di stagnatura elettrolitica,
un laminatoio per billette e uno per tondo e vergella.
Nel 1972 la Hoogovens ha sottoscritto il 50 per cento del capitale della tedesca
Hoesch AG di Dortmund (di cui possedeya già, il 14,5 per cento) formando
il gruppo siderurgico tedesco - olandese Estel.
Nel ‘79 il gruppo ha prodotto 11,5 milioni di tonnellate d'acciaio
(+ 10% rispetto al 1978), di cui 6 milioni a Dortmund e 5,5 milioni a Ijmuiden.
Il bilancio della Hoogovens è in attivo mentre quello dello stabilimento
tedesco è cronicamente in passivo. Per questa ragione l'anno scorso
il gruppo Estel ha avuto un deficit di 173,7 milioni di f iorini (123 miliardi
di lire).
Dal momento che la domanda è molto sostenuta, si potrebbe ovviare parzialmente
alla perdita aumentando la produzione, ma in questo caso salta fuori il problema
della mancanza di operai.
«In Olanda ci sono 200 mila disoccupati — spiega Dobeldamm —
Se una buona metà venisse riqualificata, i problemi delle industrie olandesi
cesserebbero. Ma per fare questo ci vogliono investimenti e corsi preparatori
che lo Stato non intende fare. Se la nostra fosse un'azienda agricola
o a carattere esclusivamente
mercantilizio
non ci sarebbero difficoltà. Lo Stato è sempre pronto ad aiutare
in quei casi. Ma per quanto riguarda le industrie, non ci vuol proprio sentire.
Anche per il «training» dei nostri operai dobbiamo pensarci noi».
A questo proposito la Hoogovens ha allestito una scuola professionale all'
interno dello stabilimento. I dipendenti, in immacolato camice bianco, imparano
così a conoscere gli impianti dove andranno a lavorare.
In fatto di pulizia la Hoogovens non finisce mai di stupire. Ne è un
ulteriore esempio il porto interno dove attraccano le navi cariche di polvere
di carbone e di ferro destinata alla lavorazione. Il porto, che ha accesso diretto
al Mare del Nord, è in grado di ospitare navi fino a 100 mila tonnellate
e di farne scaricare il contenuto in sole 48 ore.
La Hoogovens produce anche il coke che le necessita. Il carbone per questo scopo
viene importato dagli Stati Uniti, dalla Germania, dalla Polonia e dall'Australia.
Alle spalle del porto, sempre all'interno dello stabilimento, vengono
depositate intere colline di polvere di carbone e di ferro.
«Per impedire che la polvere inquini l'aria — dice Dabbeldam
— nella zona sono sistemati potenti spruzzatori d'acqua comandati
a computer. La polvere, mantenuta costantemente umida, non si volatilizza nell'aria
e non inquina».
Quando dopo un'ultima occhiata alla colata continua e all'impianto
di produzione del coke, torniamo agli uffici, il profumo delle rose torna a
solleticare le narici.
Prima di lasciare il nostro cicerone gli rivolgiamo una domanda: «Quanto
prende, in busta, un operaio semplice della Hoogovens? Dabbeldam ci pensa un
po' e poi risponde. «Trentamila fiorini all'anno, al netto
di tutti i contributi», dice.
In lire italiane fanno esattamente 1 milione e 50 mila lire mensili al cambio
attuale. L'Olanda, si sa, è un paese molto caro. Ma comunque la
si vog1ia mettere, la proporzione con i nostri guadagni decisamente non esiste.
Cornigliano, purtroppo, è proprio un'altra cosa.